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lunedì 23 luglio 2012

Riconosciuta l'omeopatia! No, non proprio, anzi...

Mentre in California la Boiron ha stanziato 12 milioni di dollari  per risarcire i consumatori che si sono sentiti truffati dalle scarse informazioni sulla reale natura dei prodotti dell'industria omeopatica (ed altri 5 milioni per ulteriori risarcimenti in corso), mentre nello stesso stato sono in corso sei denunce per pubblicità ingannevole perchè i consumatori non erano stati avvertiti che nei prodotti omeopatici c'è solo zucchero, mentre in Australia l'istituto superiore della sanità ed il Medical Research Council hanno definito l'omeopatia senza basi e non etica seguendo la denuncia dell'associazione britannica dei medici che ha definito l'omeopatia "stregoneria".

Insomma, mentre si cerca di proteggere i consumatori di tutto il mondo dal fenomeno paranormale chiamato "omeopatia", in Italia le multinazionali omeopatiche stanno ottenendo quello che inseguono da anni.
L'organizzazione mondiale della sanità si era già pronunciata nel 2009 a proposito dei trattamenti che alcuni omeopati proponevano per malattie come la malaria, l'HIV o le dissenterie: l'omeopatia non è una cura e non apporta alcun beneficio.
Da noi in Italia si va verso un'altra direzione.
Una normativa europea mai applicata completamente nella nostra nazione, vuole che i farmaci omeopatici siano registrati esattamente come i farmaci veri. La lobby delle aziende omeopatiche vuole forse porre un freno al crollo delle vendite, che dopo un picco all'inizio degli anni 2000 oggi sono sempre più in calo, dimostrato dall'ennesima chiusura di farmacie omeopatiche storiche, come successo in Irlanda.
Certo, il loro iter sarà "veloce" e semplice ("semplificato", si dice), non avranno bisogno di dimostrare di essere efficaci (non potrebbero riuscirci mai) ma basterà dimostrare che non siano pericolosi (come fa lo zucchero ad essere "pericoloso"?), in effetti i "criteri" di ammissione sono più che semplici.
Nulla di eclatante o "rivoluzionario", si tratta semplicemente dell'applicazione di una legge europea che noi italiani stentiamo ad applicare. Naturalmente ora assisteremo alla sfilza di articoli pubblicitari che parleranno di "svolta storica" o "riconoscimento dell'omeopatia" ma basta ricordare che, anche stavolta, si tratta di un "riconoscimento" burocratico, non scientifico, la scienza ha già bocciato (dopo ben 2 secoli di prove a sfavore, quando non bastasse semplicemente essere ragionevoli) l'omeopatia. Questo provvedimento permetterà alle aziende omeopatiche di vendere prodotti che in Italia non vedevano la luce (per esempio la cura omeopatica per l'autismo a base di ghiandole di rospo tanto assurda che lo stesso addetto stampa dell'azienda l'ha scambiata per una battuta ironica) o di poter commercializzare i loro prodotti all'estero.


Ma cosa cambia alla fine con questo nuovo ordinamento?
Niente a livello scientifico, tanto su quello commerciale.
I farmaci che in Italia sono venduti come omeopatici devono avere delle caratteristiche ben precise (e questo finora è sempre avvenuto) ma come tutti i farmaci dovrebbero essere controllati e registrati dall'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco, l'ente che si occupa di approvare la commercializzazione di un prodotto farmaceutico). L'Italia non ha mai trasformato in legge la direttiva europea (risalente al 2001) che obbligava questo passo della procedura ma per permettere la vendita di omeopatici ha rinnovato periodicamente l'autorizzazione alla vendita (l'ultimo rinnovo sarebbe scaduto nel 2015) recependo la direttiva con la legge 219/2006 ma senza applicarla del tutto. Per esempio in Italia non è possibile riportare nella confezione degli omeopatici l'indicazione all'uso del prodotto (come per l'Oscillococcinum potrebbe essere l'influenza) né la posologia, non è permessa la pubblicità e non è possibile vendere rimedi omeopatici "nuovi". In quasi tutti gli stati europei (fa eccezione la Spagna) queste possibilità sono esistenti da anni. La notizia quindi è che sarà definitivamente applicata la normativa europea ed i prodotti omeopatici potranno essere venduti senza bisogno di "rinnovare" l'autorizzazione periodicamente applicando così tutte le norme previste. Essendo inoltre farmaci "registrati" possono essere esportati e sperimentati ufficialmente.

La procedura di registrazione di un prodotto omeopatico è "semplificata", deve avere cioè le stesse garanzie che devono offrire i farmaci veri tranne una, la dimostrazione di efficacia (art.16 del DL 219/2006).
Per poter ottenere la procedura semplificata di registrazione all'AIFA un prodotto omeopatico deve avere (sempre secondo l'articolo 16):
  • via di somministrazione orale o esterna;
  • assenza di indicazioni terapeutiche particolari sull'etichetta o su qualunque altra indicazione relativa al medicinale;
  • grado di diluizione tale da garantire l'innocuità del medicinale.
Il secondo punto probabilmente sparirà con la nuova normativa.
Risultato di questa "svolta storica"?

Per i consumatori nulla: zucchero avevano e zucchero rimarrà, forse avremo la garanzia di maggiori controlli nei processi di produzione e sicuramente assisteremo alla nascita di nuove confezioni di granuli con l'indicazione per le più svariate malattie, un modo come un altro per le aziende di raggiungere più clienti e quindi guadagnare di più. Dal punto di vista commerciale l'unico requisito "curativo" che devono avere i prodotti omeopatici è quello di "non fare male" (essere innocui). Per le industrie cambierà molto, potranno aprire nuovi mercati e trovare altri clienti anche per l'introduzione (per la prima volta dal 1995) di nuovi rimedi, per esempio i nosodi (principi attivi omeopatici derivati da parti o secrezioni di esseri viventi), come lo sputo di un tubercolotico, il pus di un malato di scabbia o un po' di batteri fecali ricavati da dissenteria (voi direte: stai scherzando? No). Si tratta quindi di un riordino burocratico e commerciale, nessun riconoscimento (come qualcuno, al solito, cerca di raccontare). Riconosciuta l'omeopatia quindi? No, non proprio, anzi, sarà l'occasione per renderla ancora più ridicola.

Potranno essere immessi in commercio infatti tanti preparati omeopatici che in Italia ancora non avevano visto la luce. Qualche esempio?

Muro di Berlino omeopatico: per ansia, pessimismo, panico.
Raggi X omeopatici: per stanchezza, nausea, reumatismi.
Insetticida per pecore omeopatico:  per intossicazioni, avvelenamenti, nausea.
Placenta omeopatica: per otite, mal di gola, tosse, deficit immunitari.
Elettricità omeopatica: per agitazione, allergie, ansia.
Saliva di cane rabbioso, omeopatica: per dolori ossei, convulsioni, disturbi nervosi.
Luce di Saturno omeopatica:  traumi dell'osso e dei nervi.

Bastano?
Ottimo.

Dal mio punto di vista c'è poco da commentare, la legge è legge e bisogna rispettarla ad ogni costo. Potrei notare che esistono tanti di quei problemi che meriterebbero più attenzione rispetto alla regolamentazione dei prodotti omeopatici, ma così è e va bene. Però gli omeopati non dicano da ora in poi di essere boicottati dalle istituzioni, mi sembra che venga loro concesso più di un piccolo spazio.

Una regolamentazione dell'omeopatia a questo punto non deve essere vista per forza come un fenomeno negativo, ricordate che più il consumatore dispone di mezzi per informarsi più diventerà consapevole dell'assoluta mancanza di utilità di certi acquisti e forse solo così sarà consapevole di comprare zuccherini a peso d'oro credendoli curativi.

Lo stesso discorso si potrebbe fare con l'astrologia: sarebbe "negativa" o da biasimare una regolamentazione dei tarocchi e dei veggenti? Probabilmente no, almeno chi vende illusioni è regolarmente registrato e non vive nel limbo dell'incertezza civile, tanto esistono frotte di appassionati felici di regalare soldi a chi "legge" gli astri. Sta poi a chi governa una nazione informare la popolazione dei rischi di affidarsi alle superstizioni. Qualcuno comunque è contrario alla "regolamentazione" delle medicine alternative, si regalerebbe credibilità a pratiche che sono più rappresentanti delle superstizioni che della scienza. Nel frattempo il mondo va avanti e se il Centre of Inquiry canadese chiede il ritiro di tutti i prodotti omeopatici dalla vendita nei supermercati, la FDA ha annunciato che prenderà in esame la proposta di una petizione pubblica statunitense di sottoporre i prodotti omeopatici agli stessi test di efficacia di quelli farmacologici.
Ne vedremo delle belle quindi.

Dal punto di vista scientifico quindi cambia molto poco, l'omeopatia resta un fenomeno paranormale che non ha mai mostrato di funzionare più di un placebo (inutile farsi prendere da crisi isteriche, omeopati, dimostrate il contrario!) ma le aziende, giustamente cominciano a saltellare per l'opportunità fornita. D'altronde, chissà perché, le aziende omeopatiche hanno sempre goduto di una fama inspiegabile, contrapposta a quella delle "cattive" aziende "allopatiche", come se le prime vivessero di aria mentre le seconde fossero solo avide di denaro. Così non è, naturalmente ed anche le aziende omeopatiche sanno essere venali, scorrette e disoneste.

L'ultimo scandalo in ordine di tempo è quello emerso in Germania, un gruppo di aziende omeopatiche (tra le quali la nota Heel, distribuita in Italia dalla GUNA e la Weleda, notissima in Germania) ha creato una sorta di associazione, la DHU. Lo scandalo è scoppiato quando si è scoperto che il gruppo ha finanziato con una somma di 43.000 euro l'anno (scommettiamo che i soldi non erano omeopatici?) il giornalista e blogger Claus Fritzsche per una missione: criticare e demolire l'immagine dei critici dell'omeopatia e degli scettici con particolare accanimento nei confronti del professor Edzard Ernst, docente di medicine complementari e noto critico delle medicine alternative, un atteggiamento tipico delle lobby più agguerrite e minacciose. Il continuo accanimento e gli attacchi personali (non sempre corretti) del giornalista sono stati fatali, l'uomo ha ammesso di aver ricevuto finanziamenti dall'industria omeopatica. La replica delle aziende è piuttosto scarna: "non c'è niente di strano nel finanziare un giornalista". No eh?
Peccato che questo facesse di tutto per attaccare a pagamento le persone (non i fatti, quindi, ha usato insulti e diffamazioni) che criticavano ferocemente l'omeopatia, deontologicamente e moralmente vergognoso quindi ed anche contro il codice professionale dei giornalisti del suo paese. La Weleda dopo la diffusione della notizia ha annunciato di voler sospendere i finanziamenti.
Curioso, si accusano i critici dell'omeopatia di essere "pagati da Big Pharma" e si scopre che è "Big Homeo" a pagare chi li perseguita.

Ecco, quando vi raccontanto che l'omeopatia è un'alternativa alle multinazionali ora sapete che non hanno nulla di diverso. Nel male, soprattutto.

Alla prossima.

Aggiornamento (25/07/12): Anche la DHU (associazione che riuniva aziende omeopatiche) ha annunciato di aver bloccato i finanziamenti al giornalista Fritzsche.
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Commenti (30)
Grezzo ha commentato...
In un certo senso sono d'accordo anche io nel dire che è positiva la regolamentazione. Anche qua finalmente faremo un piccolo passo avanti nella direzione in cui gli altri paesi sono già arrivati: l'affossamento totale di queste scemenze. Se infatti l'omeopatia qua in Italia essendo di nicchia è riservata a pochi aficionados assolutamente convinti di prodigiosi effetti dell'acqua, con queste nuove norme alcuni omeopatici verranno acquistati anche da gente normale. Ne vedremo delle belle quando si accorgeranno che lo stato ha autorizzato l'indicazione terapeutica per malattie, in alcuni casi già di per se molto problematiche (penso all'autismo) in prodotti che non contengono altro che zucchero. Da lì alla denuncia delle aziende omeopatiche e alla richiesta di risarcimento (che in Italia si traduce il più delle volte in una richiesta di risarcimento allo stato, e in questo caso aggiungo giustamente) il passo sarà breve e anche in Italia faremo quel piccolo passo avanti.
Alessandro Madeddu ha commentato...
Come sempre - anche se è un po' che non commento ti leggo comunque - grazie. E vediamo un po' se qualcuno dirà che ci vende una pallina di zucchero a peso d'oro è eticamente migliore di chi ci vende una medicina: sono curioso di sentirne gli argomenti. A presto, dottore!
Claudio Termografia ha commentato...
una cosa è certa non userò mai più prodotti omeopatici per curarmi
oui, c'est moi ha commentato...
Ma, anziché regolamentare, non era meglio vietare? O_O
Simone Marini ha commentato...
Il termine "Big Homeo" è tuo o lo hai mutuato da qualche altro lavoro? Lo chiedo perché, se lo hai coniato tu, sei stato geniale.
brain_use ha commentato...
Business is business.
Alla faccia di quelli che credono alle paroline del marketing.
Salvo Di Grazia ha commentato...
Il termine "Big Homeo" è tuo o lo hai mutuato da qualche altro lavoro? Lo chiedo perché, se lo hai coniato tu, sei stato geniale.

Qualcun altro di sicuro perché l'ho letto in giro diverse volte, anche se è molto in voga un altro termine, "Little Homeo", per sottolineare che anche se non c'è differenza con "Big Pharma" la fetta di mercato dell'omeopatia in confronto a quella farmacologica è assolutamente insignificante.
Sara ha commentato...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Sara ha commentato...
"Come fa lo zucchero a essere pericoloso?"

É invece interessante notare come spesso le persone che si affidano ciecamente all'omeopatia siano le stesse che considerano lo zucchero il male assoluto. "Crea danni permanenti al cervello e allo sviluppo neurologico dei bambini e da dipendenza."

Lo sapevate? Sapevatelo!
zeno ha commentato...
OMEO-CRETINERIE ?

fatevi sentire anche qua:
http://www.facebook.com/groups/353893058008657/doc/354429054621724/
Lottiamo contro tutte le medicine truffaldine. Ma forse è una lotta impari,c'è troppa gente talmente scema che la battaglia sarà persa.
Nicholas ha commentato...
Domanda: se io vado in una farmacia omeopatica e chiedo un farmaco contro l'influenza e loro mi danno un farmaco omeopatico dicendomi che ha efficacia, io poi li posso denunciare per truffa?
Salvo Di Grazia ha commentato...
se io vado in una farmacia omeopatica e chiedo un farmaco contro l'influenza e loro mi danno un farmaco omeopatico dicendomi che ha efficacia, io poi li posso denunciare per truffa?

Non ci sono precedenti, ma credo che la possibilità (trovando un avvocato in gamba) esista realmente, sarebbe ancora più fattibile se il medico o il farmacista affermasse "questo prodotto contiene XYZ" e poi, analizzandolo, si dimostra che non contiene nulla. Certo, poi bisognerebbe trovare un giudice non "omeopatico"...
Nicholas ha commentato...
Grazie, un sabato che non ho nulla da fare provo e vi faccio sapere :)
Mauro ha commentato...
si è scoperto che il gruppo ha finanziato con una somma di 43.000 euro l'anno il giornalista e blogger Claus Fritzsche

ma vuoi vedere che anche Iva Bellini ... :D
Giuseppe Golin ha commentato...
Salve...
Non entro in merito al rimedio omeopatico se sia o meno efficace, anche perchè il tema è spinoso e andrebbe affrontato in sede opportuna. Vorrei però prestare attenzione al fatto che molti uomini di scienza, medici, clinici adottano l'omeopatia e mi domando quindi, sono tutti scemi questi? Sono forse plagiati da forze misteriose? Sono forse super premiati(in denaro)per prescrivere taluni rimedi? Perchè sapete, mi trovo in difficoltà a pensare che migliaia di medici che hanno studiato, fisica, chimica, biologia, anatomia ecc ecc, siano essi incapaci di intendere e volere...forse truffaldini anche loro? E se ciò fosse, che colpa avrebbe il "rimedio"?
Nicholas ha commentato...
La verità di una affermazione non è funzione del numero dei suoi sostenitori.
Se l'omeopatia funzionasse queste persone non avrebbero altro da fare che produrre uno studio che lo dimostri.
Se non c'è prova stiamo parlando di opinioni e opinioni.
I capisaldi di una discussione sono:
a) L'onere della prova spetta a chi fa l'affermazione.
b) affermazioni senza prove possono essere negate senza prove.

Il resto è contorno o meglio sono opinioni che, per dirla con Clint Eastwood "sono come le palle, ognuno ha le sue".
Salvo Di Grazia ha commentato...
mi trovo in difficoltà a pensare che migliaia di medici che hanno studiato, fisica, chimica, biologia, anatomia ecc ecc, siano essi incapaci di intendere e volere...forse truffaldini anche loro?

Posso risponderti con una citazione: "Non attribuire a malafede quel che si può ragionevolmente spiegare con la stupidità"

E se ciò fosse, che colpa avrebbe il "rimedio"?

Nessuna, però sapendo che si spendono soldi per una caramellina di zucchero, qualche ignaro consumatore potrebbe svegliarsi e capire di buttare il proprio denaro e se è per questo io sono convinto che se la gente capisse cos'é l'omeopatia e smettesse di comprarla, per magia sparirebbero anche i medici che la prescrivono, il granellino di zucchero copre la voglia di "curarsi dolcemente" di tutti noi, solo che se davvero hai bisogno di cure perchè hai una VERA malattia, hai bisogno di sostanze potenti e che hanno un'azione (e degli effetti indesiderati...).

Ai miei tempi dell'università l'omeopatia era vista come "valvola di sfogo" per medici disoccupati o "poco preparati", oggi soddisfa semplicemente una fetta di mercato e quindi più di qualcuno arrotonda con gli zuccherini.

Molto piccola comunque questa fetta di mercato, un medico (o una farmacia) che viva solo di omeopatia non l'ho mai conosciuto, evidentemente questo "grande successo" è un'ulteriore operazione di marketing.
eles515 ha commentato...
Quanta ignoranza!
"Non troverai mai la verità se non sei disposto a cercarla anche dove non credi"
Io posso testimoniare di me ed altri che l'omeopatia funziona: effetto placebo? ben venga, almeno non ha negativi effetti collaterali.
Giuliano Parpaglioni ha commentato...
>effetto placebo? ben venga, almeno non ha negativi effetti collaterali.

Nemmeno l'acqua di rubinetto, ed è praticamente gratuita
Salvo Di Grazia ha commentato...
...e poi, che masochismo, io se un disturbo passa da solo non andrei mai a spendere soldi per farmi convincere che una caramella mi guarirà.
Ma ognuno può farsi prendere in giro come preferisce, l'importante è non dire che non esiste libertà di cura.
:)
eles515 ha commentato...
@ giuliano
liberissimo di curarti con l'acqua di rubinetto
(permettimi però di consigliarti l'acqua di fonte: mai sentito parlare di cure termali, di "passare le acque"?)
Fede ha commentato...
Scusa, ho visto su una confezione di un non-medicinale omeopatico la sigla dh3... Che significa? tre diluizioni 1 a 10? Cioè una parte su mille, più o meno, giusto? Quindi un preparato omeopatico non tanto omeopatico, dato che l'estrema diluizione dovrebbe essere un valore dell'omeopatia.
Se ho capito bene.
Federico
Salvo Di Grazia ha commentato...
Scusa, ho visto su una confezione di un non-medicinale omeopatico la sigla dh3... Che significa? tre diluizioni 1 a 10?

Sì, la diluizione CH è "centesimale" (cioè 1 su 100), la DH "decimale" (cioè 1 su 10).
Giuliano Parpaglioni ha commentato...
liberissimo di curarti con l'acqua di rubinetto

questa non l'ho capita. Io dico a te che stai comprando acqua a prezzi esorbitanti e tu mi prendi in giro? Uhm...
Francesco Masotti ha commentato...
io cerco di curarmi con le piante che funzionano e creano meno danni delle medicine merdose fatte con molecole chimiche e non naturali!
Nicholas ha commentato...
Bravo! Lo faccio pure io, ma solo qualche volta, spesso con amici, e se il giorno dopo è vacanza.
Ah care erbe naturali, quanti problemi hanno risolto mischiate a un po' di tabacco e opportunamente rollate.
violetta ha commentato...
@ Francesco M.:

vuoi una bella tazza di cicuta, naturale-naturale?! Passa tutto.. .
;)
Ah, mi raccomando: non dare l'iperico alla tua fidanzata: è naturalissimo e magari le passa la depressione premestruale, ma probabilmente le arriva un bambino (se prende la pillola eheh).
Giuliano Parpaglioni ha commentato...
>io cerco di curarmi con le piante che funzionano e creano meno danni delle medicine merdose fatte con molecole chimiche e non naturali!

Che differenza c'è, ad esempio, tra la vitamina C presa dall'arancia e l'acido ascorbico (meglio noto appunto come vitamina C) preso da una pasticca?
Considera che la prima la produce la pianta, la seconda deriva dall'amido con un processo industriale.
Considera poi che in tutti e due i casi la formula chimica della vitamina C è sempre quella mostrata qui
http://www.blogalileo.com/wp-content/uploads/2007/09/acido_ascorbico.jpg
Infine, considera che in entrambi i casi, la vitamina C, o acido ascorbico, ha gli stessi, identici, precisi effetti sia che provenga da un processo industriale, sia che provenga dalla sintesi effettuata dalla pianta.

Allora, che differenza c'è tra le due molecole?
Salvo Di Grazia ha commentato...
Eh eh, Giuliano ma così sveli il trucco...
Quelli che dicono "molto meglio la vitamina C naturale rispetto a quella di sintesi", dovrebbero prima di tutto rendersi conto che non sanno nemmeno cos'ė l'acido ascorbico...
Però sono contenti di assumere cose naturali. Potere del marketing...
Guido DR ha commentato...
Ma io mi chiedo, è vero che viviamo in una specie di medioevo, dove la gente si rinchiude in un volontario oscurantismo fatto di pregiudizi, nonostante oggi sia molto più facile reperire una qualsiasi informazione per chi abbia un minimo di cervello e di voglia di sapere, ma non sarebbe più giusto obbligare a scrivere sui medicinali omeopatici "attenzione non serve ad un ca%%@"? (tipo etichetta sui pacchetti di tabacco ma al rovescio)
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