lunedì 22 maggio 2017

Scusi ma lei che ne sa?

Oggi vi racconterò una cosa che mi ha fatto sorridere. Su Twitter scrivo una frase (anche abbastanza scontata):

"Il vaccino esavalente non è "sei vaccini" ma "un vaccino che protegge da sei malattie".

Un'ovvietà per chi conosce il tema ma che qualcuno potrebbe trovare interessante. Tutto qui. La sorpresa è arrivata quando un lettore mi ha risposto:

"Scusi ma lei che ne sa?".


Che è giusto.

Il lettore vede che un medico dice una cosa sui vaccini (quindi un tema strettamente medico) e si chiede "ma cosa ne sa?" (e chi dovrebbe saperle le "cose mediche"?), perché per lui, probabilmente, la notizia che ho dato è incomprensibile, forse perché ha letto da qualche parte una cosa diversa o perché, non conoscendo l'argomento, si era fatta un'idea tutta sua.
La mia frase quindi è per lui un mistero, una cosa strana, difficile da comprendere e, dal suo punto di vista, sto contraddicendo la sua realtà. E chi sono io per farlo?
Come faccio a sapere una cosa così importante, tanto importante da smentire una convinzione? "Scusi ma lei che ne sa" è una frase che dice tutto.
Che spiega internet, i social, l'ignoranza diffusa. Che mostra la difficoltà di comunicare, di spiegare, di fare capire e di capire gli altri.
La persona che chiede al medico "lei che ne sa di una cosa medica" è il ritratto di chi, oggi, legge, cerca di capire e viene bombardato da mille notizie e scoop e non sa di cosa sta parlando e soprattutto con chi sta parlando.
Su internet siamo tutti medici, tutti ricercatori e studiosi, tutti sanno tutto. Un medico "vero" è in fondo simile ad un medico "auto nominatosi" medico o ad un naturopata, un pranoterapeuta, un cristalloterapeuta o un iridologo. Siamo tutti "operatori della salute". L'ignorante di cento anni fa, era ignorante perché non aveva nessuna informazione, gli mancavano del tutto le notizie. Quello di oggi è ignorante perché ha troppe informazioni e gli mancano i mezzi per selezionarle.
Dal punto di vista dell'utente che mi ha chiesto "lei che ne sa", io, un medico o un pranoterapeuta, siamo sullo stesso piano, anzi, forse il pranoterapeuta è considerato anche più "libero" da condizionamenti, più aperto di mente.
Dall'altra parte del monitor non vediamo camici, cartellini, timbri o documenti che ci diano un riferimento, siamo tutti uguali e, se proprio non capisco una parola, la cerco su Wikipedia. Anche dall'altra parte io percepirò le persone per quello che non sono, non le conosco, non so se chi mi sta dando del "corrotto pagato dalle case farmaceutiche" sia una persona perbene, un povero diavolo o un disturbato, il monitor ci filtra e ci trasforma in "sagome" identiche e per questo parlerò con tutti allo stesso modo. Una persona colta o interessata a capire o curiosa potrebbe trovare la mia informazione iniziale (il vaccino esavalente non è "sei vaccini" ma "un vaccino che protegge da sei malattie) utile, potrebbe rifletterci e scoprire che è molto meno rischioso somministrare sei vaccini in un'unica soluzione che in sei sedute diverse. Potrebbe capire che fare sei vaccini separati espone ad un rischio sei volte maggiore del farli in un'unica volta. Quindi io, in pratica, ho dato un'informazione utile.
Chi invece ha convinzioni maturate in ambienti poco attendibili, chi ha idee sbagliate o non usa la logica o ha poco raziocinio, troverà la mia frase poco credibile, eccessiva, strana. Anche perché, probabilmente, ha letto l'esatto opposto nelle fonti che è solito consultare.

Il lettore quindi non ha detto una cosa assurda (dal punto di vista sociale), oggi chiunque dice la sua sul web ed il titolo di "laureato" all'università di Google ha una sua dignità. Ho provato (vera) tenerezza per quel commento (forse un po' ingenuo e scritto di getto) perché credo che se quella persona si fosse trovata di fronte a me in vesti professionali (con tanto di camice chirurgico), probabilmente mai si sarebbe azzardato a dire una cosa del genere, perché è normale così, sarebbe stato assurdo. Invece su internet si può, succede.

Che poi in sala operatoria nessuno (almeno, a me non è mai capitato) chieda di sostituire il chirurgo con una mamma informata o con un "ricercatore indipendente" questo è diverso, perché in sala operatoria sei in una situazione reale, la "pancia" te la aprono davvero e c'è bisogno di qualcuno che sa cosa fare e come farlo. Su Google spiegano anche come si fa un intervento chirurgico, come si toglie una cistifellea o un'ovaia, si trova tutto spiegato, passo per passo ma mai nessuno deciderebbe (se in possesso delle sue facoltà mentali) di farsi operare da panciolina76 o dal gestore della pagina "curiamoci a modo nostro" perché avrebbe paura, sa benissimo che panciolina76 ha appreso le nozioni in maniera superficiale, incompleta, che non ha nessuna esperienza, che il suo intervento sarebbe, nella migliore delle ipotesi, un disastro. Esattamente come se io, che ho studiato come si incide un addome per tirare fuori un neonato, cominciassi a disegnare, progettare, dare direttive di costruzione di ponti sui fiumi di mezza Italia. Più o meno riesco a disegnare un ponte ma non posso assicurarne la tenuta e la solidità. Ovvio, no?

Il problema è quando questa "cultura" viene esportata nei mezzi di comunicazione, in televisione, quando il laureato all'università di Google viene "promosso" ad interlocutore credibile, a controparte normale di chi invece ha competenza in un campo. Anche questo, probabilmente, è il risultato dell'ignoranza sociale che ci fa vedere tutto realizzabile e raggiungibile. Tutto questo rende la comunicazione, che con internet è diventata velocissima, semplice e rapidamente fruibile, molto complicata, lenta, poco utile.
L'esperto (quello vero) perderà più tempo a spiegare gli errori dell'altro esperto (quello falso) che a diffondere vera conoscenza. Spiegare ad un incompetente un argomento specialistico porta via moltissimo tempo perché presuppone conoscenze enormi, che si acquisiscono con il tempo e lo studio.
Così si realizza un danno imprevisto.
Internet si trasforma da strumento di conoscenza rapida a strumento di disinformazione di forte efficacia. Crea confusione, non fa distinguere vero dal falso, rende complicato informarsi su qualsiasi argomento, si tende ad estremizzare l'informazione.
Chi è più "credulone" leggerà tutto credendoci ed assimilando false informazioni, chi è più diffidente e critico non crederà a nulla e scarterà tante informazioni che invece potrebbero essere utili.
Come si rimedia?
Non lo so.
E non lo so perché non sono un sociologo, non ho mai studiato le dinamiche delle comunità virtuali, ho un'esperienza "sul campo", fatta di sensazioni, impressioni che potrebbero essere giuste ma anche totalmente sbagliate, non ho il bagaglio culturale adatto a capire perfettamente il fenomeno. Se un sociologo mi dicesse "probabilmente bisogna aumentare la consapevolezza dei limiti di internet nella popolazione" io ci rifletterei, non direi mai "e lei che ne sa?". Ma io sono io.
Allora vi lascio così, semplicemente raccontandovi un fatto che mi ha colpito e che lascerà in tutti una riflessione in più.
Così la prossima volta, prima di dire "e tu che ne sai?" ci penseremo due volte.

Alla prossima.

lunedì 1 maggio 2017

Fantamedicine, finte medicine.

Sono tanti i farmaci che per "tradizione" consideriamo utili ed efficaci che in realtà non fanno niente. 
Sono vere e proprie fantamedicine.

Dagli omeopatici a molti integratori ma anche sciroppi (come quelli per la tosse) e creme per il dolore, l'efficacia di tanti prodotti da farmacia è solo sulla carta, in pratica servono a poco o a nulla. Come definire d'altronde un prodotto omeopatico che contiene il 100% di zucchero? Non ha un principio attivo ma dice di curare le malattie (o di prevenirle), è una magia? No, è semplicemente una falsa medicina, anzi una fantamedicina.
Molto diffusa, le farmacie (e le parafarmacie) ne sono piene, i supermercati ormai anche, la fantamedicina non è un prodotto moderno ma esiste da sempre. In epoca antica, mancando le basi del metodo scientifico, i rimedi per la salute erano frutto letterale di fantasia che poi si andava perfezionando con il tempo e con l'esperienza, solo che quest'ultima era spesso pericolosa: per capire se un rimedio funzionasse o meno non restava che provarlo (con tutti i rischi che ne conseguivano). Erano proprio le esperienze, che poi si tramandavano, a selezionare i rimedi più validi. Il problema è che, di fronte a rimedi e farmaci veramente efficaci, il cui uso si tramandava da una persona all'altra, ne esistevano tanti che lo sembravano ma non lo erano, questo perché i nostri avi non conoscevano la statistica o gli studi in doppio cieco e spesso si andava per tentativi, persino da parte dei medici.
Così, se i nonni italiani per calmare i dolori usavano la "papagna" (un infuso di papavero, sostanza che oggi è la base di potenti antidolorifici), altri usavano le sanguisughe o i vapori di mercurio. Questo perché sembrava funzionassero. I vapori di mercurio, ad esempio, stordivano ed il fatto che una persona in preda al dolore si stordisse e smettesse quindi di lamentarsi, era considerato già un successo (ma a quale prezzo?).
Nonostante gli anni (i secoli) che ci separano da quei tempi, anche noi oggi, moderni e "scientificamente" dotati, siamo preda di vere e proprie credenze, di fantamedicina in abbondanza.

Pensiamo ad esempio alle creme per i dolori (in caso di traumi, dolori muscolari, artrite, eccetera, sono molto usate), avete presente? Bene, sembra proprio che non funzionino.
Non solo il principio attivo è in quantità bassissima ma è difficoltoso anche il suo assorbimento attraverso la pelle. Così molte creme alla fine hanno qualche piccolo effetto ma non per il principio attivo, l'effetto è dovuto agli eccipienti ed è per questo che si parla di un'efficacia molto blanda e poco costante.
Un esempio classico sono le creme omeopatiche (note quelle all'arnica) che contengono pochissima quantità o a volte nessuna traccia del principio attivo (l'arnica, appunto, un'erba con presunte proprietà anti infiammatorie ed antidolorifiche). È già difficile che l'arnica possa avere un effetto vero e proprio ma in quella quantità è praticamente impossibile. Eppure molte persone dicono che la crema un effetto lo avrebbe avuto, che avrebbe funzionato (sollievo del dolore, minore gonfiore ed altro). Com'è possibile?

La maggioranza di queste creme contengono tra gli eccipienti (sostanze aggiunte per "completare" il prodotto, come coloranti, profumi, emulsionanti) delle sostanze che evaporano ("volatili"), tipico è l'alcol ma anche altre. Queste sostanze causano una sensazione di freddo che, unito al massaggio ed alla possibile vasodilatazione (rilasciamento dei vasi sanguigni), possono procurare un sollievo (spesso momentaneo e solo "apparente") per qualche tempo. Nessun effetto terapeutico quindi, solo la "sensazione" che ci sia.
Si tratta quindi di semplici prodotti civetta, li compriamo perché convinti (dalla pubblicità) che funzionano o perché consigliati (dall'amico o dal farmacista) quando in realtà non funzionano più di una borsa di ghiaccio sulla zona.

Uno studio della Cochrane (una revisione di altri studi, 39 per l'esattezza), nota come il 60% di chi ha usato (nello studio) creme anti infiammatorie per il dolore dell'artrite abbia notato una diminuzione del dolore (dopo 6-12 settimane), parliamo di prodotti come il Ketoprofene o il diclofenac, molto diffusi, in Inghilterra sono quasi 6 milioni le confezioni prescritte nel 2014.
Non male, diremmo. Se non fosse che il 50% di coloro che hanno usato SOLO l'eccipiente di ogni prodotto ha ottenuto una buona riduzione del dolore.

Potremmo quindi concludere che usare la crema "vera" con quella senza principio attivo è solo un po' più utile. 
Questo ovviamente non solo non giustificherebbe i prezzi di vendita di questi prodotti ma nemmeno il loro uso perché si tratta di farmaci con potenziali effetti collaterali. Se le persone fossero avvertite che con mezzi molto più economici e semplici potremmo risolvere un problema, probabilmente si informerebbero meglio e qualcuno opterebbe per questi mezzi più a portata di mano (e meno pericolosi).

Curiosa e affascinante la storia dei prodotti "disintossicanti". Noi uomini abbiamo già dei "filtri" che ci "disintossicano", rimuovono dal corpo tutti i residui e gli scarti di ciò che mangiamo, respiriamo o metabolizziamo ogni giorno. Lo facciamo con molti organi, quelli più importanti sono i polmoni, i reni, il fegato.
Se questi organi non funzionassero o delle sostanze tossiche fossero in eccesso, saremmo avvelenati e quindi non avremmo possibilità di vivere in salute e probabilmente moriremmo in breve tempo. Se davvero avessimo bisogno di disintossicarci ed i nostri organi che hanno questo scopo non lo facessero più saremmo candidati ad un trapianto, a cosa possono servirci degli integratori di "carciofo" o una tisana al finocchio? Devo dirlo? Ok: a niente.

Tranne in caso di avvelenamento, non ci serve nessun prodotto disintossicante, non esiste, non ha utilità e spesso non ha nemmeno una funzione disintossicante. Se fossimo avvelenati non solo ne avvertiremmo i sintomi ma i "veleni" sarebbero rilevabili con degli esami abbastanza semplici.
I prodotti "disintossicanti" sono un business.

Non a caso, un dossier di qualche anno fa, notava che la maggioranza dei prodotti venduti come "disintossicanti" non indicava esattamente da cosa dovesse disintossicare e la spiegazione più semplice a questo fatto è che non disintossica da nulla, non ci sarebbe motivo per farlo.

Ma il termine "detox" o "disintossicante" o "depurante", ci attira, ci piace. E vende.
Si tratta di una moda, che non ha alcuna base scientifica e costa, fantamedicina.

La stessa cosa si può dire per molti prodotti sintomatici. Parliamo ad esempio della tosse.



È innegabile che non esiste una terapia (commerciale, di libera vendita, come gli sciroppi o i prodotti da banco) efficace contro la tosse.
Tutte le promesse pubblicitarie sono inevitabilmente smentite dagli studi.
Anche in questo caso però qualcuno nota come, dopo l'uso di uno sciroppo qualsiasi, l'entità del disturbo sia migliorata. Sappiamo che questo significa poco, è un'esperienza personale, le ragioni del miglioramento possono essere tante e quindi è bene basarsi su quello che ci dicono gli studi su numeri ampi, cosa ci dicono? Che non esiste sciroppo o prodotto da banco per la tosse che si possa chiamare efficace.
Ebbene, anche in questo caso, come detto, qualcuno noterà qualche miglioramento e questo non stupisce perché anche molti sciroppi per la tosse contengono eccipienti che possono avere un ruolo di sollievo (temporaneo e limitato). Alcuni contengono miele, altri propoli, altri sono diluiti in glucosio, olii balsamici o zuccheri vari. Tutti questi prodotti tendono ad idratare o "lubrificare" le alte vie aeree e quindi possono procurare la sensazione che il disturbo sia diminuito o migliorato ma, anche in questo caso, il ruolo del principio attivo è minimo o nullo, non a caso, quando non c'erano rimedi considerati "scientificamente dimostrati", la cura per la tosse era rappresentata proprio da oli essenziali, vapori caldi, sciroppi dolci e così via.

La nascita di "fantamedicine" non è esclusivamente un prodotto dell'industria farmaceutica, molte di esse derivano da tradizioni popolari, credenze, superstizioni, passaparola, nascono in epoche lontane quando di vera medicina non ce n'era ed allora ci si arrangiava come possibile, spesso addirittura con talismani e portafortuna dei quali oggi solo alcuni sono sopravvissuti.
Molti così si stupiranno del fatto che comportamenti o rimedi considerati universalmente (anche se poi si noterà che molte di queste tradizioni cambiano da una regione del mondo all'altra) efficaci o utili a curare, non hanno in realtà nessuna base scientifica e nessuna efficacia.
Ne cito solo uno per esempio.
Se vi chiedessi: i "suffumigi" (inalare vapore, aromatizzato o meno) hanno utilità nel miglioramento dei sintomi dell'influenza?
Io avrei risposto di sì, forse anche un po' per logica. Sembra invece che questi miglioramenti non siano evidenti.
Esistono in effetti pochi studi sull'argomento ma quelli che ci sono hanno notato un lieve effetto, soprattutto gli studi americani, che si riduce fino a diventare nullo negli studi europei.
Per questo si può dire che inalare vapori in caso di influenza non è un comportamento che ha un'efficacia dimostrata. Strano, vero?

La maggioranza di queste "credenze" è nata proprio a proposito dei bambini. Ovviamente in un bambino non è possibile usare qualsiasi farmaco (soprattutto in presenza di disturbi banali e passeggeri) e quindi è molto più utile, logico e scientificamente corretto attendere, seguire con attenzione ma senza imbottire il piccolo di prodotti che possono essere più dannosi che utili ma a questo punto bisogna fare i conti con i genitori e questi, davanti ai disturbi di un figlio piccolo, diventano incontrollabili e preda di ansia e stress memorabili.
Più che una terapia per il bambino, quindi, è necessaria una "finta" terapia per tranquillizzare i genitori (cari pediatri e colleghi medici di famiglia, che novità vi racconto, vero?) ed ecco che nascono pillole, vitamine, sciroppi, spray e pomate per tutto. Non mancano veri e propri talismani, come le collane di ambra per la dentizione dei lattanti ed i polsini anti nausea che premono un punto (?) nel polso.
Per lo stesso motivo nascono gli omeopatici.
Quando una mamma spende trenta euro per l'Oscillococcinum (semplici caramelle di zucchero e nessun principio attivo, puro zucchero) per l'influenza del figlio, sta comprando semplicemente un "ansiolitico" senza effetti collaterali ma non per il figlio per lei, per stare tranquilla.
Che le persone siano attirate e desiderose di "rimedi miracolosi" per ogni malanno è risaputo, altrimenti non spenderebbero tanti soldi in cose inutili e prodotti inefficaci.
Ce lo dice anche uno studio: gli italiani amano particolarmente i prodotti per la tosse (che considerano una malattia, preoccupante soprattutto nei bambini) e sono disposti a spendere anche delle cifre ragguardevoli pur di procurarsi il rimedio, inutile ma ricercato.

Se poi entrassimo nel campo delle vitamine e degli integratori, potremmo scrivere un'enciclopedia, così se entrassimo in quello dei mille dispositivi e macchinari inutili e quindi conserviamo l'argomento per qualche altra volta.

Le aziende produttrici, ovviamente, non fanno nulla per smentire queste leggende ed anzi caricano tutto con la pubblicità, spesso mescolano proclami completamente campati in aria con concetti che hanno un suono "scientifico", serio, confondono più o meno volontariamente scienza e fantascienza. A loro conviene, i genitori "fanno qualcosa", i farmacisti vendono, perché dovrebbe fermarsi il mercato delle fantamedicine?
Si tratta di un problema comune, tipico del business della salute e mediante la pubblicità ed il condizionamento sono gli stessi potenziali clienti che alimentano un mercato potenzialmente infinito.

Non per niente la stragrande maggioranza dei prodotti che acquistiamo in farmacia e che usiamo per la salute sono inutili o non hanno nessuna evidenza scientifica di funzionamento.
Non sarebbe meglio ricordarlo ed evitare spese inutili e fregature?

Alla prossima.

martedì 18 aprile 2017

FAQ: Virus HPV, malattie e vaccino.

Quanti messaggi sulla puntata di ieri di Report dedicata al vaccino anti-HPV, ne parlo?
No, mi dispiace deludervi ma non posso "inseguire" tutte le sciocchezze diffuse dai media e poi avevo deciso per un periodo di "disintossicazione" dall'argomento vaccini, non voglio rischiare di stancarmi e quindi per un po' volevo metterlo da parte.
Purtroppo mi rendo conto che la televisione ha esigenze di "ascolto" più che di informazione e mi rendo allo stesso modo conto che una giornalista non può studiare in un mese ciò che io ho appreso in 20 anni. Però mi chiedo se anche un giornalista o un servizio pubblico, non si pongano delle domande, non si chiedano quanto possano pesare le loro parole.
Ho seguito anche una diretta video successiva alla tramissione (di oggi, giorno 18 aprile) nella quale il conduttore e la giornalista che ha realizzato il servizio cercavano di spiegare le loro ragioni. Quello che ho capito è che, probabilmente, sono veramente in buona fede, proprio non arrivano a capire non solo i particolari o le pieghe della ricerca scientifica ma nemmeno il ruolo che hanno le parole. Insistendo a dire di aver intervistato persone come il prof. Shoenfeld (che ha letteralmente inventato una sindrome di testa sua, non confermata mai da nessuno) o la dott.ssa Gatti (titolare di un laboratorio privato che si vanta di grandissimi risultati scientifici che a me non risultano), insistendo sulle parole delle ragazze intervistate o dei loro genitori (ignorando che non ci possiamo basare sulle parole di un singolo o sui racconti simil spionistici del tipo "il mio medico mi ha detto che il mio era un danno da vaccino ma non poteva metterlo per iscritto"). Non è stato intervistato un esperto, un virologo, solo una esponente dell'EMA (che ha parlato pochissimo e continuamente interrotta).
Che messaggio hanno lanciato? Un messaggio inutile. Dannoso.
Report soffre della malattia di tutti noi: l'ignoranza. Siamo totalmente privi di ogni infarinatura scientifica delle basi del ragionamento e della logica, costruiamo teoremi basandoci sul nulla, sul "si dice" o "sembra che", è uno scenario deprimente.

Io, da ginecologo che cura proprio queste malattie, so cosa significa tumore del collo dell'utero (tema di una complessità enorme) e so che non si può liquidare un argomento con tanta leggerezza e nemmeno diffondere paure e dubbi perché una ragazza "si sente vuota" dopo la vaccinazione. Ha provato la giornalista a chiedere come "si senta vuota" una ragazza che ha avuto un tumore del collo dell'utero?
Probabilmente no.
L'aspetto positivo della trasmissione è quello di aver evidenziato che bisogna pretendere maggiore trasparenza, sia riguardo gli eventi avversi dei vaccini che sulle autorità di controllo. La trasmissione è stata pessima per la noncuranza con la quale ha trattato l'argomento ma le autorità non aiutano né il cittadino né i medici a fare chiarezza, prima di tutto per loro che poi dovranno trasmetterla ai pazienti. Prendano atto, le istituzioni, che per evitare cadute disastrose come questa della RAI devono mettersi al lavoro, altrimenti il primo che decide che nei vaccini ci siano "polveri di alluminio" (cit.) lo dirà, in diretta nazionale.

Per cui, invece di smentire uno per uno tutti gli errori della trasmissione (alcuni veramente gravi), preferisco dare qualche notizia, probabilmente sarò più utile, a qualsiasi ragazza voglia informarsi.

Facciamo allora una serie di "FAQ" (domande frequenti), forse, invece di chiacchiere e polemiche, è quello che serve di più. Cominciamo? Via!

1) Cos'è l'HPV (Human Papilloma Virus)?

È un virus molto diffuso e resistente che esiste in diverse forme, chiamate ceppi, ognuna identificata con un numero. Alcuni di questi ceppi sono praticamente inoffensivi per l'uomo, altri possono causare vari tipi di lesioni, altri ancora causano lesioni gravi fino al tumore.

2) Che lesioni causa l'HPV?

Principalmente lesioni alla cute ed alle mucose. Sembra però coinvolto nella comparsa di alcuni tumori anche ad organi interni. Le lesioni possono essere poco importanti (come le verruche nella pelle), più serie (come i condilomi genitali e anali) o decisamente gravi (come il tumore del collo dell'utero, dell'ano, del pene e del retto, della laringe e faringe).

3) Come si curano le lesioni causate dal virus?

Come per la maggioranza delle malattie virali non c'è una cura definitiva, si prova a distruggerle. Per esempio con il laser o con l'elettrobisturi o con un intervento chirurgico vero e proprio. Spesso sono necessari interventi ripetuti per distruggere completamente queste lesioni.

4) Come si entra in contatto con il virus?

Il contagio è prevalentemente e quasi completamente per via sessuale.

5) Come si può prevenire il contagio?

Visto il tipo di contagio è molto difficile prevenire l'infezione da HPV ma esiste un vaccino che permette di ridurre di moltissimo i danni dell'infezione. Altri mezzi, come il Pap-test, sono capaci di rilevare la presenza di lesioni (quindi il virus ha già esercitato la sua azione di danno) anche molto iniziali. Per controllare la progressione della malattia si ricorre ad esami di approfondimento, primo tra tutti uno che si chiama "colposcopia", che consiste della visione ingrandita, tramite uno strumento apposito (colposcopio) del collo dell'utero.

6) Ogni quanto tempo bisogna controllarsi?

Se si decide di sottoporsi a Pap-test è bene farlo ogni tre anni. Se invece si fa il test* che rivela la presenza del virus si fa ogni cinque anni.

7) Quali sono i tipi di virus più pericolosi?

Esistono due ceppi ad alto rischio che causano molto spesso lesioni tumorali (nel collo dell'utero), sono i ceppi 16 e 18. Altri ceppi (come il 31 o 33 o il 35) possono causarle molto più raramente, altri ceppi sono a rischio bassissimo.

8) Cos'è il vaccino anti-HPV?

È un vaccino che contiene solo parte del virus (e quindi non può causare la malattia) che crea anticorpi per i ceppi più a rischio del virus, oggi è disponibile quello che previene il contagio di 9 ceppi del virus, la quali totalità delle lesioni possono quindi essere prevenute. Il vaccino è molto efficace e non ha mostrato particolari effetti collaterali. Possono vaccinarsi sia uomini che donne.

9) Se si è colpiti dal virus cosa succede?

Se il ceppo del virus è di quelli a basso rischio molto probabilmente non succederà nulla. Se invece è un ceppo ad alto rischio è probabile si sviluppi una lesione detta "precancerosa", questo perché, se trascurata e non controllata, potrebbe (ma in molti anni, anche decine) diventare persino un tumore maligno (il tumore del collo uterino). Nella maggioranza dei casi le lesioni "precancerose" regrediscono da sole grazie al nostro sistema immunitario. In alcuni casi invece progrediscono e, se diventano un tumore maligno, è necessaria l'asportazione del collo dell'utero ed in casi più avanzati anche l'asportazione dell'utero, delle ovaie e dei linfonodi più terapie come la chemioterapia (ed in alcuni casi la radioterapia). Si può capire come questo tipo di malattia sia particolarmente insidiosa in chi desidera una gravidanza.

10) Il vaccino è efficace?

Dagli studi emerge un'efficacia altissima ed una presenza di effetti collaterali in linea con gli altri tipi di vaccino (scarsi, spesso temporanei). Per ulteriori informazioni parlare con il proprio ginecologo o chiedere un colloquio in un consultorio.

Per completezza di informazione:

* Il test per rilevare la presenza del virus HPV è una sorta di Pap-test (quasi identico come procedura, tanto che si può fare in contemporanea) che, oltre a dirci se vi è il virus, ci dice anche a quale ceppo appartiene quello riscontrato, così da capire come e quando ripetere i controlli. Oggi lo offrono gratuitamente molte regioni, in altre sostituisce il classico Pap-test ed in ogni caso si può fare in quasi tutti i centri che offrono il Pap-test (anche privatamente).

- Se noto un evento avverso o un effetto collaterale da vaccino, come posso essere sicura di poterlo segnalare? Si hanno due possibilità: rivolgersi al proprio medico o segnalarlo personalmente, oggi è molto facile farlo (più sotto link a modulo di segnalazione).
- Gli uomini sono "portatori sani" del virus? No. Gli uomini, come le donne, hanno le manifestazioni della malattia, dai semplici condilomi ai tumori del pene e del retto.
- Il contagio è prevenuto dall'uso di preservativo? No.

Qui un documento (lungo ma molto esaustivo e divulgativo) sull'argomento.
La scheda di segnalazione eventi avversi che qualsiasi cittadino può compilare ed inviare (qui per gli operatori sanitari).


Nota: Le immagini che seguono possono impressionare le persone più sensibili. Non proseguire se credi possa essere il tuo caso.
Il collo dell'utero è la parte iniziale dell'utero, è grande circa 4-5 cm, ha una consistenza duro-elastica (toccandolo sembra la punta del naso) ed ha, al suo centro, un "buco" ("orifizio uterino esterno", che tramite un canale porta all'interno dell'utero) che è quello che lascia passare il ciclo mestruale e che si dilata per il parto.

Verruche cutanee (da HPV)

Condilomi dell'ano


Collo dell'utero normale (visione con colposcopio)

Collo dell'utero con lesione precancerosa (visione colposcopica), la parte biancastra è quella probabilmente colpita dal virus HPV.

Cancro del collo dell'utero (visione colposcopica)

Alla prossima.

mercoledì 12 aprile 2017

La verità sui vaccini? Prego, sceglietela.

Non è la prima volta che politici in cerca di visibilità ma anche di mostrare la loro assoluta mancanza di minimo buon senso organizzano convegni o eventi anti scientifici o contro la salute dei cittadini. Era successo con Scilipoti che aveva organizzato un convegno che parlava delle teorie dell'ex medico psicopatico Hamer. Poi Bartolomeo Pepe che voleva proiettare il film-bufala antivaccini "Vaxxed" ed ora è il turno di Adriano Zaccagnini. Deputato della camera.
Adriano Zaccagnini ha già manifestato diverse volte la sua appartenenza a movimenti antivaccino, iscritto all'associazione antivaccini Comilva, ha partecipato ad incontri come quello tenuto a Rimini pochi giorni fa.

Dalla sua pagina Facebook si lancia a spada tratta contro le vaccinazioni, parlando di mancanza di farmacovigilanza, di poca sicurezza dei vaccini e di effetti collaterali importanti. Non si capisce bene da dove derivino queste sue conoscenze ma probabilmente sono un classico effetto da "echo chamber". Frequentando ambienti antivaccino le uniche notizie che riesce a reperire sono le classiche bufale di questi movimenti, sempre le stesse, quelle che descrivono uno scenario devastante fatto di danni diffusissimi, pericoli nascosti e complotti da tutte le parti.
Il problema è che Zaccagnini è un deputato, dovrebbe rappresentare da un lato le istituzioni nei confronti dei cittadini (e quindi lavorare per la loro sicurezza e salute) dall'altra dovrebbe avere un comportamento equilibrato e corretto, cosa che non sembra avere.

L'ultimo evento da lui organizzato, una conferenza stampa, si intitola "Vaccini: l'altra verità". Non capisco quale verità voglia scoprire Zaccagnini, in ogni caso non credo che ne troverà altre rispetto alle panzane che gli hanno raccontato gli antivaccinisti professionisti, questo perché se li è portati in blocco pure alla Camera.
La conferenza stampa che ha organizzato infatti, vede la presenza di noti rappresentanti dell'antivaccinismo italiano, persone che hanno fatto dei "danni da vaccino" (inventati) una professione, il loro business. L'unico che "mi manca" (e che non mi risulta legato ad ambienti antivaccino, almeno ufficialmente) è Fabrizio Strata. Il resto è musica già sentita.
Vediamo per esempio che c'è la dottoressa Gabriella Lesmo, omeopata, che cura l'autismo (ovviamente causato dai vaccini) con la chelazione, terapia alternativa senza alcun effetto sull'autismo. Oppure un'altra omeopata, la dott.ssa Patrizia Franco, che recentemente si è esposta sostenendo che i vaccini non sono sicuri (chissà che dati personali avrà, visto che questo non emerge dalle nostre conoscenze scientifiche). Poi il dott. Rossi, che vende test per diagnosticare intossicazione da metalli pesanti (senza alcuna validità diagnostica specifica), che potrebbero provenire, ovviamente, dai vaccini e l'avvocato Mastalia, legale che si occupa di indennizzi da danni...da vaccino, colui che disse di essere uno dei più noti esperti di autismo in Italia (è avvocato eh?). Tutte persone che, ovviamente, le loro "verità" le diffondono non su riviste scientifiche o mediche ma su Facebook e You Tube, le nuove fonti del sapere.



Un gruppo eterogeneo dunque e che sicuramente saprà dare all'onorevole Zaccagnini ed alla popolazione interessata, informazioni oneste, corrette, giuste e soprattutto senza alcun interesse personale.

L'onorevole Zaccagnini quindi, da rappresentante degli italiani e delle istituzioni, saprà trovare con questo gruppo di esperti di vaccini (?) l'altra verità. Quella che vuole lui, ovviamente.

La camera sembra aver chiarito che non si può intervenire sui singoli eventi essendo la sala stampa a disposizione dei deputati che ne fanno richiesta. Si tratta quindi fondamentalmente di una iniziativa personale (e la Camera non ha autorizzato l'uso dei suoi simboli).
Ai genitori, non quelli che si aspettano "l'altra verità" (che non c'è) ma a quelli che desiderano semplicemente informazione corretta, dico solo di riflettere su come, persino personaggi politici, strumentalizzino l'argomento.
Non è bello. E di tutto questo se ne parla con un finale già previsto, lo scontro politico. Perché ho l'impressione che di vaccini o bambini o malattie, non interessi niente a nessuno, neanche a Zaccagnini, che in fondo fa il suo mestiere ma lo fa infarcito di false informazioni e cattiva propaganda, se ne accorgerà? Non credo, basta leggere la sua frase: "Non si puo' non notare come il mio sia un approccio alla materia 'intermedio', ne' antivaccinista ne' in favore della coercizione alle vaccinazioni." che si scontra con chi lo circonderà alla conferenza stampa.

In tutto questo perciò c'è poco da stare allegri si deve comunque sottolineare qualcosa che ritengo molto grave.

Non posso mancare di rimarcare che mentre gli antivaccinisti sono attivi (è in fondo il loro scopo, la propaganda richiede attivismo), organizzano continuamente eventi, occupano le stanze del potere e girano per diffondere le loro panzane, lo stato, le istituzioni, chi ha il dovere di fare qualcosa, sta a guardare. A partire dagli ordini dei medici per finire con gli enti sanitari, il ministero, la giustizia. Silenzio assoluto. Nessuna iniziativa, campagna, presa di posizione. Nessuna sanzione a chi ufficialmente e senza ritegno diffonde bugie ed allarmi infondati.
Tutto è lasciato nelle mani (e nella penna) di chi, solo per buona volontà e per passione (e gratis) si impegna nell'informazione scientifica, passione che potrebbe non durare in eterno. Di fronte al film antivaccini (poi annullato) ed a questi incontri, quanti eventi veramente formativi ed informativi avete visto alla Camera? Quante volte avete visto incontri organizzati dal ministero dalla salute o da singoli deputati per informare correttamente sui vaccini?

Tutto questo è scoraggiante e tutto questo, se qualcuno non fa qualcosa, potrebbe avere conseguenze gravi.


Alla prossima.

lunedì 20 marzo 2017

Censura o responsabilità?

In queste settimane gli ordini dei medici stanno (finalmente) mettendo una stretta sui medici che diffondono paure, terrorismo, false informazioni, false terapie.
È una cosa importante, doverosa, richiesta dai cittadini e dai medici onesti.
Non è normale e può essere pericoloso per i pazienti avere medici che secondo logica consigliano una terapia perché è stata provata come efficace ed altri che la sconsigliano perché "secondo loro" sarebbe velenosa e pericolosa. Non è possibile, per un medico onesto, essere sullo stesso piano di chi, per scelta o per ignoranza, ignora le basi della medicina proponendo cure o rimedi assolutamente senza base scientifica.

Alcuni di loro saranno convocati, altri subiranno un procedimento disciplinare e tutti rischiano sanzioni fino alla radiazione. Ovviamente questo ha provocato delle conseguenze. Alcuni di questi medici, vigliaccamente, davanti alla possibilità di sanzioni, hanno rinnegato ciò che avevano detto fino al giorno prima (questo dimostra come tengano di più alla loro pellaccia che a quella dei pazienti), altri hanno sfidato gli ordini dei medici, altri ancora hanno fatto finta di niente sperando che, passata la piena, tutto torni normale e gli affari possano proseguire. 

Tra le proteste di qualcuno, l'obiezione più sentita è quella che le sanzioni o i semplici richiami siano attentati alla libertà di opinione e di parola. In pratica, se io medico sostengo che i vaccini siano pericolosi, il fatto di sanzionarmi sarebbe un modo per mettermi a tacere e censurare il mio pensiero. Se un altro medico sostiene che la chemioterapia è più dannosa che benefica, richiamarlo per sentirne le ragioni sarebbe un'intimidazione inaccettabile.

È un falso problema.

La solita scusa per fregare le persone che si rivolgono a loro.
Fare le vittime, dipingersi come perseguitati e boicottati è un classico comportamento da ciarlatano. La medicina ha tanti limiti e difetti ma se c'è un punto di forza è che tutto ciò che dici e che pensi, qualsiasi eventuale scoperta o ipotesi, può essere resa pubblica, letteralmente: pubblicata.

A questo servono gli studi, le statistiche, i dati, le ricerche, i test. Puoi rendere pubbliche (pubblicare nelle riviste adatte) le tue ipotesi, i tuoi colleghi possono sottoscriverle, controllarle, smentirle o confermarle. FINE.


Al contrario, se fai un lavoro, non puoi andare contro le stesse fondamenta della tua formazione perché è su quella che si basa la tua credibilità. Le persone si affidano ad un medico perché è quello che ha studiato medicina, ad un ragioniere perché è quello che ha studiato ragioneria.

Un ingegnere non può "ipotizzare" che i piloni di un ponte si possano costruire di sabbia bagnata perché così ha pensato una notte e sarebbe considerato folle se, senza confermarlo, renderlo pubblico o controllarlo, iniziasse a costruire ponti con i piloni di sabbia: metterebbe in pericolo gli altri, chi si è affidato a lui per la costruzione e chi non si è affidato ma usa il ponte.
Un infermiere, in pieno possesso delle sue facoltà mentali, non può cambiare la terapia prescritta dal medico per un diabete ed iniettare, al posto dell'insulina, del glucosio perché "in base ai suoi dati è giusto così". Prima di farlo dovrebbe controllare la sua idea, confermarla, provarla, altrimenti sarebbe un folle, probabilmente assassino. Sia l'ingegnere dei ponti di sabbia che l'infermiere folle, potrebbero gridare alla censura, potrebbero sostenere che c'è chi li boicotta e li perseguita per le loro idee ma lo farebbero solo per difendere strenuamente le loro teorie mai dimostrate. Se hanno ragione possono dimostrarlo, se non lo fanno, evidentemente, non ne hanno capacità. Nessuno viaggerebbe in un'aereo guidato da un pilota alternativo che sostiene di poter mettere acqua nei motori per risparmiare carburante e se qualcuno lo sostenesse, prima di decollare, sarebbe sottoposto a controllo psichiatrico, ovvio, logico, nessuno avrebbe da ridire.

Ovviamente se parliamo di persone serie, perché queste conoscono termini come "responsabilità". Io sono pienamente responsabile di quello che dico, scrivo e dichiaro, me ne assumo le conseguenze e non capisco perché non dovrebbero assumersele i vari medici antivaccinisti o gli omeopati che curano l'autismo con le palline di zucchero.
Sono miei colleghi, identici a me: se io danneggio un paziente durante il mio lavoro ne pago le conseguenze, ne ho responsabilità e se indagassero su di me sarebbe censura o normale e giusto controllo delle responsabilità?
Se altri danneggiano qualcuno o diffondono teorie non dimostrate che allarmano i pazienti o impediscono il diritto all'informazione corretta e onesta, perché non dovrebbero assumersene la responsabilità?
Dove sarebbe la censura?
Un'ipotesi che va contro le conoscenze attuali di una disciplina o una scienza può essere divulgata in tanti modi ma di certo divulgarla mediante mezzi non adeguati la rende ridicola, la banalizza e nessuno può pretendere possa diventare verità. Al contrario, divulgare una propria ipotesi con mezzi adeguati (pubblicazioni, convegni, riviste mediche) la mette sul piano più corretto.
Certamente la "pubblicazione" di qualsiasi ipotesi, più o meno plausibile, espone chi la fa al controllo dei colleghi ma è proprio questo il meccanismo, il "filtro" che ci protegge da falsa medicina e ciarlataneria. Definirsi "ricercatore" perché si "pubblicano" le proprie ipotesi nelle pagine del proprio sito è come definirsi "economista" dopo una partita a Monopoli, significa millantare.
C'è un altro punto da non sottovalutare.

Chiunque vada in giro a fare affermazioni che vanno contro le attuali conoscenze mediche, si dipinge e si presenta come "ricercatore di verità", come paladino del popolo, quasi come un rivoluzionario senza paura che parla e va contro l'autorità.
Benissimo, se così fosse, questi rivoluzionari, si fermerebbero davanti a "minacce di censura"?
Se hai in mano una verità scottante, se sai qualcosa che gioverebbe a milioni di persone o, al contrario, sei a conoscenza di qualcosa che ne danneggerebbe altrettante, di cosa hai paura? Parla, spiega e dimostra.
Salverai anche una sola persona, non c'è censura che tenga, giusto? Invece no.
Per una serie di coincidenze sfortunate, questi "paladini dell'informazione", non solo non hanno dati talmente seri da poter pubblicare in una rivista scientifica, non solo non sanno andare oltre al video su You Tube o la pagina Facebook, non solo non sanno dimostrare la verità della loro tesi ma non hanno nemmeno il coraggio di farlo.

Che sfortuna, vero?

Se ti limiti allora a "rendere pubbliche" le tue ipotesi su video di You Tube o siti internet, non ti stai comportando da scienziato ma da ciarlatano, stai tentando di fregare la gente. Io non mi definisco "ricercatore" perché da dieci anni faccio ricerche sulla falsa medicina, non dico che le università mi boicottano perché non mi assumono nel loro corpo docente. Non dico di essere censurato perché le televisioni non parlano ogni giorno di me.
Il richiamo alla censura è quasi sempre una scusa, un alibi per i truffatori. Se hai qualcosa da dire, rendila pubblica o taci.
Non confondere (falsamente) la censura con la responsabilità.
In questi anni ho notato che questo atteggiamento del non assumersi la responsabilità di ciò che si dice è sempre più diffuso. Il "a mia insaputa" è un ritornello che ormai ha stancato.
Mi sembra sia diventato quasi un'abitudine da quando esistono i social network, internet, da quando scriviamo con il filtro del monitor che sembra quasi nasconderci può esserci l'illusione di non parlare con nessuno. Ma non è così, di tutto quello che diciamo dobbiamo prendercene la responsabilità.
Quello che scriviamo o diciamo lo diciamo NOI, è farina del nostro sacco. Inutile quindi scaricare le responsabilità. Se pensiamo che una cosa abbia la dignità di essere detta diciamola ed aspettiamo le conseguenze, positive o negative che siano. Stupirci se poi qualcuno ce ne chiederà conto è da stupidi (o da imbroglioni).
Ovviamente ci sono campi più delicati di altri e la salute è uno di questi.

Bene fanno, dunque, gli ordini dei medici ad indagare e, se trovassero responsabilità, sanzionare in maniera congrua i medici che si lanciano in affermazioni non supportate da adeguate referenze scientifiche. Lo vuole la legge, la deontologia, la ragione, il buon senso ma soprattutto i pazienti, se una persona si affida ad un medico è perché sa che questo ragiona e lavora in base alle migliori prove scientifiche disponibili. Altrimenti si affiderebbe ad uno stregone.
Male invece fanno quei colleghi che gridano, come sempre, al complotto ed alla censura.

Se dici sciocchezze a chi si affida ai tuoi titoli, assumitene la responsabilità e le conseguenze.

Alla prossima.