lunedì 20 marzo 2017

Censura o responsabilità?

In queste settimane gli ordini dei medici stanno (finalmente) mettendo una stretta sui medici che diffondono paure, terrorismo, false informazioni, false terapie.
È una cosa importante, doverosa, richiesta dai cittadini e dai medici onesti.
Non è normale e può essere pericoloso per i pazienti avere medici che secondo logica consigliano una terapia perché è stata provata come efficace ed altri che la sconsigliano perché "secondo loro" sarebbe velenosa e pericolosa. Non è possibile, per un medico onesto, essere sullo stesso piano di chi, per scelta o per ignoranza, ignora le basi della medicina proponendo cure o rimedi assolutamente senza base scientifica.

Alcuni di loro saranno convocati, altri subiranno un procedimento disciplinare e tutti rischiano sanzioni fino alla radiazione. Ovviamente questo ha provocato delle conseguenze. Alcuni di questi medici, vigliaccamente, davanti alla possibilità di sanzioni, hanno rinnegato ciò che avevano detto fino al giorno prima (questo dimostra come tengano di più alla loro pellaccia che a quella dei pazienti), altri hanno sfidato gli ordini dei medici, altri ancora hanno fatto finta di niente sperando che, passata la piena, tutto torni normale e gli affari possano proseguire. 

Tra le proteste di qualcuno, l'obiezione più sentita è quella che le sanzioni o i semplici richiami siano attentati alla libertà di opinione e di parola. In pratica, se io medico sostengo che i vaccini siano pericolosi, il fatto di sanzionarmi sarebbe un modo per mettermi a tacere e censurare il mio pensiero. Se un altro medico sostiene che la chemioterapia è più dannosa che benefica, richiamarlo per sentirne le ragioni sarebbe un'intimidazione inaccettabile.

È un falso problema.

La solita scusa per fregare le persone che si rivolgono a loro.
Fare le vittime, dipingersi come perseguitati e boicottati è un classico comportamento da ciarlatano. La medicina ha tanti limiti e difetti ma se c'è un punto di forza è che tutto ciò che dici e che pensi, qualsiasi eventuale scoperta o ipotesi, può essere resa pubblica, letteralmente: pubblicata.

A questo servono gli studi, le statistiche, i dati, le ricerche, i test. Puoi rendere pubbliche (pubblicare nelle riviste adatte) le tue ipotesi, i tuoi colleghi possono sottoscriverle, controllarle, smentirle o confermarle. FINE.


Al contrario, se fai un lavoro, non puoi andare contro le stesse fondamenta della tua formazione perché è su quella che si basa la tua credibilità. Le persone si affidano ad un medico perché è quello che ha studiato medicina, ad un ragioniere perché è quello che ha studiato ragioneria.

Un ingegnere non può "ipotizzare" che i piloni di un ponte si possano costruire di sabbia bagnata perché così ha pensato una notte e sarebbe considerato folle se, senza confermarlo, renderlo pubblico o controllarlo, iniziasse a costruire ponti con i piloni di sabbia: metterebbe in pericolo gli altri, chi si è affidato a lui per la costruzione e chi non si è affidato ma usa il ponte.
Un infermiere, in pieno possesso delle sue facoltà mentali, non può cambiare la terapia prescritta dal medico per un diabete ed iniettare, al posto dell'insulina, del glucosio perché "in base ai suoi dati è giusto così". Prima di farlo dovrebbe controllare la sua idea, confermarla, provarla, altrimenti sarebbe un folle, probabilmente assassino. Sia l'ingegnere dei ponti di sabbia che l'infermiere folle, potrebbero gridare alla censura, potrebbero sostenere che c'è chi li boicotta e li perseguita per le loro idee ma lo farebbero solo per difendere strenuamente le loro teorie mai dimostrate. Se hanno ragione possono dimostrarlo, se non lo fanno, evidentemente, non ne hanno capacità. Nessuno viaggerebbe in un'aereo guidato da un pilota alternativo che sostiene di poter mettere acqua nei motori per risparmiare carburante e se qualcuno lo sostenesse, prima di decollare, sarebbe sottoposto a controllo psichiatrico, ovvio, logico, nessuno avrebbe da ridire.

Ovviamente se parliamo di persone serie, perché queste conoscono termini come "responsabilità". Io sono pienamente responsabile di quello che dico, scrivo e dichiaro, me ne assumo le conseguenze e non capisco perché non dovrebbero assumersele i vari medici antivaccinisti o gli omeopati che curano l'autismo con le palline di zucchero.
Sono miei colleghi, identici a me: se io danneggio un paziente durante il mio lavoro ne pago le conseguenze, ne ho responsabilità e se indagassero su di me sarebbe censura o normale e giusto controllo delle responsabilità?
Se altri danneggiano qualcuno o diffondono teorie non dimostrate che allarmano i pazienti o impediscono il diritto all'informazione corretta e onesta, perché non dovrebbero assumersene la responsabilità?
Dove sarebbe la censura?
Un'ipotesi che va contro le conoscenze attuali di una disciplina o una scienza può essere divulgata in tanti modi ma di certo divulgarla mediante mezzi non adeguati la rende ridicola, la banalizza e nessuno può pretendere possa diventare verità. Al contrario, divulgare una propria ipotesi con mezzi adeguati (pubblicazioni, convegni, riviste mediche) la mette sul piano più corretto.
Certamente la "pubblicazione" di qualsiasi ipotesi, più o meno plausibile, espone chi la fa al controllo dei colleghi ma è proprio questo il meccanismo, il "filtro" che ci protegge da falsa medicina e ciarlataneria. Definirsi "ricercatore" perché si "pubblicano" le proprie ipotesi nelle pagine del proprio sito è come definirsi "economista" dopo una partita a Monopoli, significa millantare.
C'è un altro punto da non sottovalutare.

Chiunque vada in giro a fare affermazioni che vanno contro le attuali conoscenze mediche, si dipinge e si presenta come "ricercatore di verità", come paladino del popolo, quasi come un rivoluzionario senza paura che parla e va contro l'autorità.
Benissimo, se così fosse, questi rivoluzionari, si fermerebbero davanti a "minacce di censura"?
Se hai in mano una verità scottante, se sai qualcosa che gioverebbe a milioni di persone o, al contrario, sei a conoscenza di qualcosa che ne danneggerebbe altrettante, di cosa hai paura? Parla, spiega e dimostra.
Salverai anche una sola persona, non c'è censura che tenga, giusto? Invece no.
Per una serie di coincidenze sfortunate, questi "paladini dell'informazione", non solo non hanno dati talmente seri da poter pubblicare in una rivista scientifica, non solo non sanno andare oltre al video su You Tube o la pagina Facebook, non solo non sanno dimostrare la verità della loro tesi ma non hanno nemmeno il coraggio di farlo.

Che sfortuna, vero?

Se ti limiti allora a "rendere pubbliche" le tue ipotesi su video di You Tube o siti internet, non ti stai comportando da scienziato ma da ciarlatano, stai tentando di fregare la gente. Io non mi definisco "ricercatore" perché da dieci anni faccio ricerche sulla falsa medicina, non dico che le università mi boicottano perché non mi assumono nel loro corpo docente. Non dico di essere censurato perché le televisioni non parlano ogni giorno di me.
Il richiamo alla censura è quasi sempre una scusa, un alibi per i truffatori. Se hai qualcosa da dire, rendila pubblica o taci.
Non confondere (falsamente) la censura con la responsabilità.
In questi anni ho notato che questo atteggiamento del non assumersi la responsabilità di ciò che si dice è sempre più diffuso. Il "a mia insaputa" è un ritornello che ormai ha stancato.
Mi sembra sia diventato quasi un'abitudine da quando esistono i social network, internet, da quando scriviamo con il filtro del monitor che sembra quasi nasconderci può esserci l'illusione di non parlare con nessuno. Ma non è così, di tutto quello che diciamo dobbiamo prendercene la responsabilità.
Quello che scriviamo o diciamo lo diciamo NOI, è farina del nostro sacco. Inutile quindi scaricare le responsabilità. Se pensiamo che una cosa abbia la dignità di essere detta diciamola ed aspettiamo le conseguenze, positive o negative che siano. Stupirci se poi qualcuno ce ne chiederà conto è da stupidi (o da imbroglioni).
Ovviamente ci sono campi più delicati di altri e la salute è uno di questi.

Bene fanno, dunque, gli ordini dei medici ad indagare e, se trovassero responsabilità, sanzionare in maniera congrua i medici che si lanciano in affermazioni non supportate da adeguate referenze scientifiche. Lo vuole la legge, la deontologia, la ragione, il buon senso ma soprattutto i pazienti, se una persona si affida ad un medico è perché sa che questo ragiona e lavora in base alle migliori prove scientifiche disponibili. Altrimenti si affiderebbe ad uno stregone.
Male invece fanno quei colleghi che gridano, come sempre, al complotto ed alla censura.

Se dici sciocchezze a chi si affida ai tuoi titoli, assumitene la responsabilità e le conseguenze.

Alla prossima.

lunedì 6 marzo 2017

Chi disprezza l'omeopatia non è figlio di maria.

Se non mi piace qualcosa, posso disprezzarla?
Si disprezza anche un bellissimo fiore se, per i nostri gusti, fosse orribile. Diciamo, a volte, "i quadri di Picasso mi fanno schifo", oppure "la carne alla brace la odio!", "non sopporto la pasta alla carbonara". Dire una cosa del genere è grave? Irrispettoso perché in tanti amano Picasso o mangiare la carne?

Se qualcuno disprezzasse la medicina (e sappiamo che questo succede quotidianamente) si dovrebbero offendere i milioni di malati o i medici?
Io disprezzo il calcio, uno sport che una volta seguivo ma poi ho abbandonato per disgusto. Qualcuno si offende?

Se disprezzo l'omeopatia perché la ritengo una truffa al consumatore ed un esempio di falsa medicina, sto offendendo qualcuno?

Un po' come dire che i medici che prescrivono omeopatia offendono i milioni di colleghi che usano la scienza per fare il loro lavoro ed i milioni di pazienti che sanno cos'è l'omeopatia.
Beh, direi che stiamo perdendo tempo, si tratta di una suscettibilità infantile e stupida.

Raccontare le caratteristiche di un prodotto in vendita (ovviamente attenendosi ai fatti) non significa disprezzarlo ma spiegarlo a chi ne è vittima se questo prodotto è truffaldino e, anche se chi ne è vittima non accetta la spiegazione, il problema è suo non di chi spiega la realtà dei fatti, anche qui, ovviamente, dati in mano.
La disonestà sarebbe grave, se qualcuno, pur di disprezzare qualcosa, usasse argomenti fallaci, dati falsi o dicesse bugie, sarebbe scorretto ma, finché si usano argomenti veri, dati veri, spiegazioni scientifiche, c'è poco da lamentarsi. Quale legge fisica, quale esperimento scientifico, quale testo medico può smentire il fatto che un prodotto omeopatico (oltre la 12ma diluizione) sia semplicemente una caramella di zucchero? Questo "offende" chi lo usa?

Potremmo fare un paragone con l'astrologia: milioni di persone, ogni giorno, consultano gli oroscopi, ascoltano l'astrologo nelle TV nazionali nonostante si sappia che l'astrologia sia una pseudoscienza senza basi scientifiche né credibilità, una vera e propria superstizione.
Affermare che l'astrologia è una bufala e che bisognerebbe cancellarla dal servizio pubblico è un insulto? Significa mancare di rispetto a chi legge gli oroscopi la mattina? La seguono milioni di persone, in Italia esistono migliaia di operatori dell'occulto, che importa se si offendono? La scelta di seguire una pseudoscienza è loro e d'altronde il numero di seguaci non è il metro per decidere se e come valutare una disciplina.
In ogni caso, a prescindere dalla veridicità o meno di un'affermazione, non esiste la libertà di esprimere le proprie idee?
. Fortunatamente sì.

Se quindi io spiego che l'omeopatia è una falsa medicina derivante da riti magici ottocenteschi. Se spiego (e sono un medico, quindi anche in dovere di farlo) che dal punto di vista scientifico non ha alcuna base né plausibilità, se ricordo che anche gli studi, tanti, hanno dimostrato che non ha efficacia in nessuna malattia e che le pillole di zucchero omeopatiche funzionano esattamente come...pillole di zucchero, sto disprezzando, sto insultando o sto semplicemente dicendo le cose come stanno?
Attenersi ai fatti, difendere il consumatore, avvertire la popolazione, è un'offesa o è informazione?
Perché è proibito farlo? Perché si grida all'offesa da vendicare?

Probabilmente perché, davanti ad una pratica fideistica come l'omeopatia, la spiegazione razionale e scientifica delle sue caratteristiche si scontra con le credenze personali, con le superstizioni.
Se qualcuno dicesse che un farmaco non cura nessuna malattia io, medico, non mi offenderei, giudicherei l'opinione, ne controllerei la veridicità (e quindi potrei essere d'accordo o meno) ma non sarebbe un problema, se proprio volessi far valere le mie ragioni proverei a discutere della mia versione dei fatti ma se qualcuno si sente in grado di "disprezzare" la medicina buon per lui, io la uso se lo ritengo opportuno, la offro e basta così.

L'omeopata o l'omeoseguace invece, esattamente come qualsiasi seguace di pseudoscienze, si sente toccato nel profondo, interpreta lo "svelare" il segreto della pallina omeopatica come un attacco personale, come togliere i vestiti lasciando nudo un credo non tanto moderno.

È lo stesso fenomeno che avviene nella religione.
Chi tocca uno qualsiasi dei dogmi religiosi (o addirittura arriva a disprezzare uno dei vari dei) si macchia del peccato di blasfemia che per secoli (ed ancora oggi) prevede addirittura la pena della morte.
Le fedi non si discutono, non si criticano.
Se qualcosa ci colpisce negativamente, se ne notiamo l'assurdità o addirittura la pericolosità, perché non dovremmo criticarla o disprezzarla? In passato ho chiamato "infame" un esperimento scientifico realizzato da istituzioni pubbliche che causò decine di vittime. Ho chiamato crudele l'uso di una sostanza per le radiografie che ne causò altrettante e frode una truffa compiuta da una "seria" azienda farmaceutica.

Perché questo si può fare con la medicina ma non con l'omeopatia?
Provate a discutere (più pacatamente possibile) con un fedele dell'omeopatia o dei fiori di Bach o dell'agopuntura. Provateci.
Nonostante i vostri sforzi, noterete che prima o poi la discussione diventerà un "uno contro l'altro", si sposterà sul personale: "l'omeopatia non ha base scientifica ed è una falsa scienza" (e questo è un dato di fatto), avrà come risposta, prima o poi "significa che io ed altri due milioni di persone siamo dei cretini". La discussione diventerà uno scontro tra persone e non tra fatti e così si può usare la (falsa) carta dell'offesa personale o recitare il ruolo dell'offeso che abbandona la discussione. Che l'omeopatia sia usata da tanti (e non è vero) non è una scusa, sono tante le sciocchezze usate da tanti.

Il numero di utilizzatori o di seguaci non ha nulla a che fare con la veridicità di una pratica, altrimenti faremmo diagnosi con i tarocchi e terapia con il pendolino. Eppure se un farmaco in vendita è in realtà una frode dimostrata, nessun paziente o nessun medico si sente chiamato in causa se non come vittima.
Se poi usare granuli di zucchero per curare le malattie ti fa sentire un cretino il problema è tuo, non mio. Il mio dovere morale e professionale si ferma alla spiegazione, sei tu che decidi per te.

Sapete che c'è gente che veramente condiziona le sue giornate in base a ciò che dicono gli astri?
Sapete che qualcuno dice che l'astrologia ha, in fondo, delle basi scientifiche?
Ebbene, un po' tutti consideriamo l'oroscopo come una sciocchezza inoffensiva. Quasi un gioco: ci riconosciamo nei vari segni zodiacali, curiosiamo tra le varie "previsioni" e, se capita, leggiamo ciò che dicono i vari giornali sul nostro segno. Nessuno però si offende se dico che l'astrologia è una sciocchezza senza basi scientifiche perché tutti, prima o poi, facciamo la figura degli stupidi credendo a qualche sciocchezza. Di certo io non giudico il prossimo dal fatto che segua gli oroscopi (o meglio, posso farmi un'opinione ma lo tratto come qualsiasi essere umano, non si discrimina in nessun caso) ma ho il diritto di definire la sua credenza una superstizione.

Ovvio infatti che non devi giudicare le persone in base alle loro scelte. Se discrimini una persona in base alle sue superstizioni lo stai offendendo ("credi all'omeopatia quindi non ti curerò con la medicina") ma quante volte accade la discriminazione? Non è forse l'omeopatia liberamente in vendita? Non sono gli omeopati persino negli ospedali pubblici? Di quale offesa si sta parlando dunque?

Così, pochi giorni fa, un tweet (Twitter è un social network che permette di rilanciare brevissimi messaggi dal proprio profilo) ha causato l'offesa di milioni di persone. O forse di una.
Già, perché ho pensato bene di mettere su Twitter una foto trovata su Facebook.
Nulla di particolare, solo un foglio nel quale erano indicati alcuni servizi ambulatoriali di omeopatia. Cosa nota, che sapevo ma per me da ribadire, che il servizio sanitario nazionale (anzi, regionale perché parliamo della regione Toscana) offra delle prestazioni in una struttura pubblica che non hanno alcuna base scientifica (l'omeopatia, oltre ad essere una pseudoscienza, non ha mai dimostrato di avere efficacia in alcuna patologia). La foto l'ho commentata con la frase "Questo in Toscana. 2017, ospedale pubblico. Poi parlano di sprechi.".

La foto rilanciata su Twitter.

Uno scandalo? Una denuncia forte? Una frase offensiva? Per me questo è un esempio di spreco di denaro pubblico, sfruttamento della credulità delle persone e danno al malato. Si può pure non pensarla come me ma per me è così.

L'immagine è stata rilanciata dal prof. Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto superiore di sanità (ISS), che ha sempre preso posizione nei confronti delle pseudomedicine.
Ma qualcuno si è scandalizzato, tanto che il fatto è finito sui quotidiani ed è iniziato un botta e risposta in altri giornali.
Sempre con toni abbastanza composti.

Ma è apparso un altro "scandalizzato", fortemente turbato, che con la bava alla bocca grida vendetta e provvedimenti severi. Fregandosene della corretta informazione e della salute delle persone che potrebbero confondere la medicina con l'omeopatia.

Guglielmo Pepe, giornalista che ha un blog su La Repubblica e che non ha mai nascosto le sue simpatie per l'omeopatia, le cure alternative come il "metodo Di Bella" e "Stamina", con un pizzico di antivaccinismo, tanto per non farsi mancare nulla. In passato ho cercato di commentare i suoi post, spesso a favore dell'una o l'altra cura alternativa ma sono stato sempre censurato, tranne una volta, quando il giornalista ebbe uno sfortunato problema di salute ed io gli augurai di risolverlo mostrandogli vicinanza. In quel caso non ci fu alcuna censura.

Pepe scrive tutto agitato che un esponente delle istituzioni (Ricciardi) non può "fare da spalla" ad un "sito privato".
In pratica la rabbia di Pepe non è tanto per il tweet o le parole di Ricciardi ma per il fatto che il presidente dell'ISS (che in ogni caso ha diffuso il tweet dal suo profilo privato) abbia dato spago ad un "privato" (chissà quale sarebbe lo scandalo) e ripete questa cosa ossessivamente. La cosa sembra dargli un'amarezza infinita.

Il "sito privato" sarebbe il mio: MedBunker. Pepe ce l'ha con me.

Il mio tweet non è quello di un "sito privato" ma è personale, mio ed io sono pure un medico (quindi, credo, titolato per dare pareri medici) ma Pepe è assolutamente arrabbiato, tanto da invocare provvedimenti da parte degli ordini dei medici e dei pazienti nei miei confronti. Fulmini e saette ma senza nemmeno avere il coraggio di nominarmi.

Una tale chiamata alla guerra santa non l'avevo mai vista nemmeno nei siti dei più odiosi e cattivi ciarlatani. Pepe si è arrabbiato probabilmente perché indispettito dal fatto che una mia opinione, con la quale lui non è d'accordo, sia stata rilanciata da altri, è questo che non gli da pace.
Il problema è ridicolo.
Secondo Pepe chi si permette di criticare o deridere l'omeopatia offenderebbe i "milioni di utilizzatori". Dicendo "l'omeopatia è una bufala" starei indirettamente disprezzando chi la usa, cosa assolutamente falsa e pretenziosa, solo che, sentirsi toccati nelle proprie convinzioni più profonde, è un motivo di frustrazione.
Esattamente come se dicessi "l'oroscopo è una truffa" starei disprezzando i milioni di utilizzatori, le riviste di astrologia, i maghi, i cartomanti e le trasmissioni TV (oltre che Paolo Fox, l'astrologo della RAI). Ma questo è un problema di chi si sente disprezzato, perché è normalissimo, permesso e comprensibile si possano manifestare le proprie perplessità su credenze e superstizioni.
L'omeopatia, esattamente come l'astrologia, non è una scienza e quindi quale sarebbe il problema?
Ma se anche criticassi o accusassi un farmaco vero e proprio contro l'ipertensione o contro l'ipercolesterolemia cosa succederebbe? Gli utilizzatori si sentirebbero "disprezzati"? O sarebbe un'occasione di discussione (ovviamente con i dati, attendibili, che lo permettono)?

Qui siamo praticamente al livello di lesa divinità, di reato di blasfemia e questo è punito con la pena di morte solo nei paesi fondamentalisti ed è (giustamente) considerato un segno di arretratezza.
I fondamentalisti si offendono (e reagiscono!) perché mentre le idee, le opinioni, le sentenze, persino le leggi, si discutono (e sono criticabilissime), le credenze, le superstizioni, le religioni no, sono dogmi inamovibili e per questo Pepe chiede il pubblico ludibrio e la fucilazione del sottoscritto, perché mi sarei permesso di offendere la sua superstizione personale del mese. Attaccami se dico falsità, accusami se scrivo dati manipolati ma non puoi attaccarmi nascondendoti dietro alle offese se offendo la tua religione.

Sentendomi chiamato in causa, mai nominato ho provato a rispondere e, come sempre faccio, ho provato ad unire ad ogni mia affermazione anche le basi sulle quali le faccio.
Ho sottolineato (perché ovviamente non lo scopro io) che l'omeopatia, non essendo una pratica scientifica è considerata pseudomedicina dovunque.
Anche istituzioni molto prestigiose come l'NHS confermano l'inconsistenza dell'omeopatia e quindi cosa ci sia di scandaloso nelle dichiarazioni (personali) di un medico non si capisce. La scienza non si cambia da un giorno all'altro e l'omeopatia non è riuscita a cambiarla in due secoli.

Ma Pepe a casa sua decide ed ha deciso di non pubblicare il mio commento, non concedendo nemmeno quel diritto di replica che andrebbe accordato per legge, per educazione e per onestà. Il diritto di replica io l'ho sempre concesso. Ho dato possibilità di replica a tutti, agli omeopati come agli agopuntori ma ognuno a casa sua agisce come vuole. Il problema è che Pepe ha insistentemente sostenuto che il mio commento fosse pieno di insultiHa detto (mi ha scritto anche in privato) che il commento sarebbe offensivo, giudicate voi, in un suo commento lo definisce "carico di ingiurie".


Pepe dice anche che questo blog sarebbe seguito da persone che "vorrebbero mettere al rogo tutti quelli che non si schierano e sputano veleno contro chi pensa diversamente".

Allora lo metto qui, non tanto per il contenuto (niente di nuovo) ma per mostrare cosa è stato rifiutato e considerato "insultante", quali sarebbero queste continue ingiurie. Può servire come metro per capire la mentalità di chi ha una credenza, di chi non si mette in discussione. Ma anche per mostrare la realtà, viste le scuse con le quali il giornalista ha censurato il mio commento.

Il mio commento (parte), in attesa di moderazione, poi non accettato

Eccolo qua:
Egregio sig. Pepe, abbia almeno il coraggio di dare un nome alle persone di cui parla. Il "sito privato" sarebbe il mio, almeno per rispondere a chi mi chiede "cosa gli hai fatto a Pepe?", il mio "blog privato" si chiama MedBunker ed io sono il dott. Salvo Di Grazia, un medico che cerca di spiegare la medicina al pubblico. Non capisco il suo rabbioso sfogo. Lei ce l'ha con me ma ha scelto l'argomento sbagliato per attaccarmi e l'uso di questi argomenti ("insulta milioni di persone") è umiliante, mi creda. Se fortunatamente esiste la libertà di opinione ed espressione, dovrà farsene una ragione quando qualcuno (se è un medico è addirittura un addetto ai lavori) ricorda al pubblico che l'omeopatia è una pseudoscienza senza alcuna base scientifica, queste non sono opinioni e lei lo sa benissimo. E non cerchi pacche sulle spalle dicendo che insulto i pazienti ed i medici, altrimenti io potrei dire che lei insulta nello stesso modo pazienti e medici (sicuramente molti di più) che non si rivolgono a questa pratica ottocentesca.
Sia maturo, per favore.
Mi pare che di fronte alla mia libertà di fare questa affermazione che ha suscitato le sue richieste di rogo pubblico e ricorso al linciaggio, c'è anche quella che consente, a chi lo vuole, di acquistare ed usare prodotti omeopatici, che consente agli omeopati di prescriverli ed alle farmacie e parafarmacie di venderli. Non si preoccupi dunque, nessuno proibisce l'uso di omeopatia, si critica la vendita di pseudomedicine ed il loro uso nel SSN. Io non dico lei sia un idiota, io dico e confermo che l'omeopatia è un'idiozia. La sua rabbia quindi è fine a se stessa. La libertà di parola è sacrosanta e lei non può impedire che si dica pubblicamente ciò che è la realtà e la libertà è di tutti, cittadini, istituzioni, consumatori, pazienti, medici. Esattamente la stessa libertà che hanno in tutte le nazioni civili, dove personaggi ed enti pubblici dicono semplicemente come stanno le cose. Come in UK dove l'omeopatia è rimborsata (ancora per poco) dal SSN: 
- La Royal Pharmaceutic Society (società inglese dei farmacisti): "Non c'è evidenza per supportare l'efficacia dei prodotti omeopatici, non vi è base scientifica per farlo".
- La British medical association (società inglese dei medici): "L'omeopatia è stregoneria, non dovrebbe essere usata come terapia".
- L'NHS (servizio sanitario nazionale inglese): "Non esiste nessuna condizione clinica per la quale l'uso dell'omeopatia abbia basi scientifiche di buona qualità".
Stupirsi davanti al fatto che un granulo di zucchero non sia una medicina è poco credibile, cerchi di capirlo. E come vede le "istituzioni" sanitarie straniere lo sanno, dicono le cose come stanno e non ci sarà nessuno, tranne gli omeopati ovviamente, a scandalizzarsi. Non diffonda poi dati pubblicitari, le vendite dell'omeopatia sono in costante calo e rappresentano un'inezia nel mercato dei farmaci (meno dell'1% del venduto, calo costante di vendite, dati Federfarma (pag.2).  I sondaggi li lasci fare alle agenzie di marketing delle multinazionali omeopatiche, l'omeopatia sta (fortunatamente) scomparendo. Per quanto mi riguarda posso solo consigliarle di lasciare che il prossimo abbia la libertà di dire ciò che pensa, anche se questo si scontra con le sue credenze, le farebbe onore. Mi dispiace lei usi questi argomenti scorretti e volgari per affermare le sue idee e sferrare attacchi personali nei confronti di chi lei non sopporta ma non fa altro che informare correttamente i consumatori, non otterrà nulla e semina odio ed antipatie.
Un saluto.
Dott. Salvo Di Grazia (proprietario del "sito privato")
PS: Visto che in passato mi ha censurato alcuni interventi, ho già pubblicato questa mia risposta su una mia pagina social, giusto per amore di verità.
Ditemi voi. Se avete letto ingiurie, se avete visto insulti. Non ho molte spiegazioni per questo attacco e cerco di giustificarlo pensando ad un periodo di poca lucidità del giornalista sfociato nell'attacco personale (anche nelle mail private ha tenuto un tono isterico con frasi del tipo "chi si crede di essere!"), in tanti trovano negli altri un obiettivo per sfogare le proprie frustrazioni e quindi spero che almeno tutto questo lo abbia reso più sereno.
Visto che Pepe fa finta di non saperlo aggiungo, all'elenco delle istituzioni che hanno preso posizione, quella recente dell'Accademia russa delle scienze, che auspica la cancellazione dell'omeopatia dal servizio sanitario pubblico perché è una "magia pericolosa". La tendenza è proprio questa, le autorità sanitarie dei paesi più moderni stanno prendendo coscienza del problema e lentamente, molto lentamente, si sta assistendo alla scomparsa (finalmente) di questa pratica ormai desueta, antica, falsa e pericolosa e si fa proprio per proteggere i consumatori ed i malati dalle speculazioni delle aziende farmaceutiche produttrici di zucchero miracoloso.

Per me, comunque, la discussione resta chiusa qui e non replicherò ulteriormente, una discussione si fa solo se gli interlocutori hanno l'onestà di accettare anche le idee diverse dalle proprie, inoltre è un discorso poco importante e non voglio regalare ulteriore pubblicità a chi la cerca, mi ritengo anzi fortunato perché ho la possibilità di diffondere le mie opinioni anche se me lo impediscono da altre parti, cosa che non tutti possono fare e quindi la uso per difendermi quando accusato di avere usato un linguaggio "ingiurioso" e con insulti, che non è nelle mie abitudini.
Ovviamente spero che Pepe abbia il buon gusto e la signorilità di evitare commenti (qui, a casa sua faccia ciò che vuole) dopo quello che ha fatto.
Di una cosa sono però certo. Questa è l'ulteriore conferma dell'atteggiamento fideistico ed ideologizzato dei seguaci dell'omeopatia. Una religione, né più né meno. Guai a criticarla, fulmini e saette ai miscredenti.

Per questo l'omeopatia è passato e non ha futuro e per questo sta scomparendo dal mondo. Basandosi solo su credenze, fede, atteggiamento di chiusura mentale, non sopravviverà in un modo che vede compiere i suoi progressi in maniera rapidissima e senza sosta. L'omeopatia ha inoltre una (brutta) caratteristica in più: prende in giro i pazienti e questo non può essere accettato da nessuno. Il desiderio di guadagno delle multinazionali omeopatiche deve avere un limite ed informare correttamente può essere un buon modo per proteggere pazienti e consumatori.

Il giornalista dunque se ne faccia una ragione, se vuole difendere l'industria e le multinazionali faccia pubblicità, non punti ad attaccare chi ne denuncia le furbizie. Perché a fermare la verità con la censura si ottiene proprio l'effetto opposto.
Ti piace l'omeopatia? Usala!
Sai cos'è e la usi lo stesso? Pazienza, fatti tuoi.

A prescindere dalle credenze personali quindi, che ognuno coltiva come preferisce, finché qualcuno continuerà ad andare contro gli interessi di consumatori, cittadini e pazienti pur di diffondere superstizioni e vecchie usanze, esisterà qualcun altro che lo farà presente.

Questo è anche un esempio di cosa un giornalista non dovrebbe fare, c'è sempre la consolazione che la correttezza non sarà cosa di tutti ma almeno è cosa dei migliori.

Alla prossima.