lunedì 20 marzo 2017

Censura o responsabilità?

In queste settimane gli ordini dei medici stanno (finalmente) mettendo una stretta sui medici che diffondono paure, terrorismo, false informazioni, false terapie.
È una cosa importante, doverosa, richiesta dai cittadini e dai medici onesti.
Non è normale e può essere pericoloso per i pazienti avere medici che secondo logica consigliano una terapia perché è stata provata come efficace ed altri che la sconsigliano perché "secondo loro" sarebbe velenosa e pericolosa. Non è possibile, per un medico onesto, essere sullo stesso piano di chi, per scelta o per ignoranza, ignora le basi della medicina proponendo cure o rimedi assolutamente senza base scientifica.

Alcuni di loro saranno convocati, altri subiranno un procedimento disciplinare e tutti rischiano sanzioni fino alla radiazione. Ovviamente questo ha provocato delle conseguenze. Alcuni di questi medici, vigliaccamente, davanti alla possibilità di sanzioni, hanno rinnegato ciò che avevano detto fino al giorno prima (questo dimostra come tengano di più alla loro pellaccia che a quella dei pazienti), altri hanno sfidato gli ordini dei medici, altri ancora hanno fatto finta di niente sperando che, passata la piena, tutto torni normale e gli affari possano proseguire. 

Tra le proteste di qualcuno, l'obiezione più sentita è quella che le sanzioni o i semplici richiami siano attentati alla libertà di opinione e di parola. In pratica, se io medico sostengo che i vaccini siano pericolosi, il fatto di sanzionarmi sarebbe un modo per mettermi a tacere e censurare il mio pensiero. Se un altro medico sostiene che la chemioterapia è più dannosa che benefica, richiamarlo per sentirne le ragioni sarebbe un'intimidazione inaccettabile.

È un falso problema.

La solita scusa per fregare le persone che si rivolgono a loro.
Fare le vittime, dipingersi come perseguitati e boicottati è un classico comportamento da ciarlatano. La medicina ha tanti limiti e difetti ma se c'è un punto di forza è che tutto ciò che dici e che pensi, qualsiasi eventuale scoperta o ipotesi, può essere resa pubblica, letteralmente: pubblicata.

A questo servono gli studi, le statistiche, i dati, le ricerche, i test. Puoi rendere pubbliche (pubblicare nelle riviste adatte) le tue ipotesi, i tuoi colleghi possono sottoscriverle, controllarle, smentirle o confermarle. FINE.


Al contrario, se fai un lavoro, non puoi andare contro le stesse fondamenta della tua formazione perché è su quella che si basa la tua credibilità. Le persone si affidano ad un medico perché è quello che ha studiato medicina, ad un ragioniere perché è quello che ha studiato ragioneria.

Un ingegnere non può "ipotizzare" che i piloni di un ponte si possano costruire di sabbia bagnata perché così ha pensato una notte e sarebbe considerato folle se, senza confermarlo, renderlo pubblico o controllarlo, iniziasse a costruire ponti con i piloni di sabbia: metterebbe in pericolo gli altri, chi si è affidato a lui per la costruzione e chi non si è affidato ma usa il ponte.
Un infermiere, in pieno possesso delle sue facoltà mentali, non può cambiare la terapia prescritta dal medico per un diabete ed iniettare, al posto dell'insulina, del glucosio perché "in base ai suoi dati è giusto così". Prima di farlo dovrebbe controllare la sua idea, confermarla, provarla, altrimenti sarebbe un folle, probabilmente assassino. Sia l'ingegnere dei ponti di sabbia che l'infermiere folle, potrebbero gridare alla censura, potrebbero sostenere che c'è chi li boicotta e li perseguita per le loro idee ma lo farebbero solo per difendere strenuamente le loro teorie mai dimostrate. Se hanno ragione possono dimostrarlo, se non lo fanno, evidentemente, non ne hanno capacità. Nessuno viaggerebbe in un'aereo guidato da un pilota alternativo che sostiene di poter mettere acqua nei motori per risparmiare carburante e se qualcuno lo sostenesse, prima di decollare, sarebbe sottoposto a controllo psichiatrico, ovvio, logico, nessuno avrebbe da ridire.

Ovviamente se parliamo di persone serie, perché queste conoscono termini come "responsabilità". Io sono pienamente responsabile di quello che dico, scrivo e dichiaro, me ne assumo le conseguenze e non capisco perché non dovrebbero assumersele i vari medici antivaccinisti o gli omeopati che curano l'autismo con le palline di zucchero.
Sono miei colleghi, identici a me: se io danneggio un paziente durante il mio lavoro ne pago le conseguenze, ne ho responsabilità e se indagassero su di me sarebbe censura o normale e giusto controllo delle responsabilità?
Se altri danneggiano qualcuno o diffondono teorie non dimostrate che allarmano i pazienti o impediscono il diritto all'informazione corretta e onesta, perché non dovrebbero assumersene la responsabilità?
Dove sarebbe la censura?
Un'ipotesi che va contro le conoscenze attuali di una disciplina o una scienza può essere divulgata in tanti modi ma di certo divulgarla mediante mezzi non adeguati la rende ridicola, la banalizza e nessuno può pretendere possa diventare verità. Al contrario, divulgare una propria ipotesi con mezzi adeguati (pubblicazioni, convegni, riviste mediche) la mette sul piano più corretto.
Certamente la "pubblicazione" di qualsiasi ipotesi, più o meno plausibile, espone chi la fa al controllo dei colleghi ma è proprio questo il meccanismo, il "filtro" che ci protegge da falsa medicina e ciarlataneria. Definirsi "ricercatore" perché si "pubblicano" le proprie ipotesi nelle pagine del proprio sito è come definirsi "economista" dopo una partita a Monopoli, significa millantare.
C'è un altro punto da non sottovalutare.

Chiunque vada in giro a fare affermazioni che vanno contro le attuali conoscenze mediche, si dipinge e si presenta come "ricercatore di verità", come paladino del popolo, quasi come un rivoluzionario senza paura che parla e va contro l'autorità.
Benissimo, se così fosse, questi rivoluzionari, si fermerebbero davanti a "minacce di censura"?
Se hai in mano una verità scottante, se sai qualcosa che gioverebbe a milioni di persone o, al contrario, sei a conoscenza di qualcosa che ne danneggerebbe altrettante, di cosa hai paura? Parla, spiega e dimostra.
Salverai anche una sola persona, non c'è censura che tenga, giusto? Invece no.
Per una serie di coincidenze sfortunate, questi "paladini dell'informazione", non solo non hanno dati talmente seri da poter pubblicare in una rivista scientifica, non solo non sanno andare oltre al video su You Tube o la pagina Facebook, non solo non sanno dimostrare la verità della loro tesi ma non hanno nemmeno il coraggio di farlo.

Che sfortuna, vero?

Se ti limiti allora a "rendere pubbliche" le tue ipotesi su video di You Tube o siti internet, non ti stai comportando da scienziato ma da ciarlatano, stai tentando di fregare la gente. Io non mi definisco "ricercatore" perché da dieci anni faccio ricerche sulla falsa medicina, non dico che le università mi boicottano perché non mi assumono nel loro corpo docente. Non dico di essere censurato perché le televisioni non parlano ogni giorno di me.
Il richiamo alla censura è quasi sempre una scusa, un alibi per i truffatori. Se hai qualcosa da dire, rendila pubblica o taci.
Non confondere (falsamente) la censura con la responsabilità.
In questi anni ho notato che questo atteggiamento del non assumersi la responsabilità di ciò che si dice è sempre più diffuso. Il "a mia insaputa" è un ritornello che ormai ha stancato.
Mi sembra sia diventato quasi un'abitudine da quando esistono i social network, internet, da quando scriviamo con il filtro del monitor che sembra quasi nasconderci può esserci l'illusione di non parlare con nessuno. Ma non è così, di tutto quello che diciamo dobbiamo prendercene la responsabilità.
Quello che scriviamo o diciamo lo diciamo NOI, è farina del nostro sacco. Inutile quindi scaricare le responsabilità. Se pensiamo che una cosa abbia la dignità di essere detta diciamola ed aspettiamo le conseguenze, positive o negative che siano. Stupirci se poi qualcuno ce ne chiederà conto è da stupidi (o da imbroglioni).
Ovviamente ci sono campi più delicati di altri e la salute è uno di questi.

Bene fanno, dunque, gli ordini dei medici ad indagare e, se trovassero responsabilità, sanzionare in maniera congrua i medici che si lanciano in affermazioni non supportate da adeguate referenze scientifiche. Lo vuole la legge, la deontologia, la ragione, il buon senso ma soprattutto i pazienti, se una persona si affida ad un medico è perché sa che questo ragiona e lavora in base alle migliori prove scientifiche disponibili. Altrimenti si affiderebbe ad uno stregone.
Male invece fanno quei colleghi che gridano, come sempre, al complotto ed alla censura.

Se dici sciocchezze a chi si affida ai tuoi titoli, assumitene la responsabilità e le conseguenze.

Alla prossima.

51 commenti:

  1. La pediatra di mio figlio (che nel tempo ho scoperto che fa privatamente l'omeopata) aveva nello studio un cartello che avvisava i genitori di preoccuparsi, per i figli, più che delle vaccinazioni, degli incidenti domestici che fanno molte più vittime.
    A prima vista può sembrare ragionevole, peccato che agli incidenti ci debbo pensare io come genitore, alla salute anche te come pediatra. Tu devi darmi i giusti suggerimenti su quali fare e non fare in campo sanitario, io penso a fare in modo che non si tiri un ferro da stiro in testa. Eppure questo banale ragionamento le sfuggiva: oltretutto un cartello buttato così in uno studio non era un consiglio formale, lei non può nemmeno essere messa tra gli antivaccinisti, ha lasciato in studio una affermazione stupida sulla carta della pizza.
    E comunque, a fronte di un medico simile, cosa può fare l'utente meno evoluto ? Io leggo Salvo, ok, però mica posso andare a verificare sulla bibliografia se quello che dice il mio medico è certificato o meno ? Ben vengano quindi le reprimende degli ordini, era davvero ora.

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    1. Ben vengano quindi le reprimende degli ordini, era davvero ora.

      Ma infatti io le considero non solo benvenute ma anche tardive. Non è messa in dubbio la libertà personale o di opinione, però se ti fregi del titolo di medico, quindi di professionista che cura la salute in scienza e coscienza, non puoi costruire una scienza personale, fuori controllo, indimostrata. In tal caso, se la preferisci, cambia mestiere. L'ordine ha il dovere di sorvegliare, lo faccia, a garanzia delle persone, dei malati e dei colleghi che seguono le buone norme della medicina.

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  2. Sarebbe interessante sapere cosa diceva il cartello.
    Per come leggo la sintesi che ne hai fatto, la dottoressa del tuo esempio consiglia ai genitori di non preoccuparsi delle vaccinazioni (che giustamente è compito suo e costituiscono un rischio estremamente limitato), ma di altri pericoli più prosaici ed effettivi per cui i genitori possono davvero fare qualcosa di utile.
    Non mi pare un cattivo consiglio...

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    1. Guarda, non ebbi il riflesso di fotografarlo, chiedo venia. Però, ripeto, non è compito suo pensare agli incidenti domestici ma esclusivamente mio; e nemmeno è compito suo ragionare su quali ansie mi tormentino. Dietro quel cartello c'era un poco celato invito ad evitare le vaccinazioni, ovviamente non esplicito. Un medico mi deve solo dire quali vaccini per mio figlio siano consigliabili in base a evidenza tecnico scientifiche ed ai protocolli che DEVE seguire.
      Dico di più, non stronca mie eventuali domande con un cartello simile fuori dalla porta, mi pare un pelo fuori luogo, ma anche se sono un genitore ansioso me ne parla di persona.

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    2. Io non ci vedo un invito a evitare le vaccinazioni, ma un invito a non preoccuparsi di tutto quello che si dice intorno alla pericolosità dei vaccini, visto che ci sono pericoli molto più concreti ed attuali.

      Ma io non ho visto il cartello e non conosco la pediatra, potrei sbagliarmi.

      A parte il cartello, hai motivo di pensare che sia antivaccinista?

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  3. E gli ordini che promuovono in vario modo la ciarlataneria? E FNOMCeO che fa finta di non vedere?

    O.s. a proposito di infermieri che somministrano glucosio, un parere sulle vicende di Bologna e sulle sospensioni per medici rei di aver stilato protocolli (ufficializzati da leggi regionali) per far somministrare ad infermieri adeguatamente formati farmaci salvavita in caso di mancanza del medico e pericolo di vita imminente?

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    1. un parere sulle vicende di Bologna e sulle sospensioni per medici

      La vicenda non la conosco benissimo se non per aver letto qualcosa nei giornali ma su una cosa sono sicuro, l'ordine di Bologna sospende dei medici per motivi che non discuto ma ha sempre tra i suoi iscritti un certo Giuseppe Di Bella che somministra una cura non scientifica, bocciata da ogni autorità medica, ne ha patrocinato anche dei congressi. A me questo basta e avanza per definire quell'ordine.

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  4. Un cittadino può segnalare autonomamente un medico che diffonde false informazioni? Se si a chi dovrebbe rivolgersi?

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    1. E un farmacista che spaccia roba omeocosa cercando di rifilarla in ogni modo al posto dei farmaci veri? ;-)

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    2. Basta scrivere all'ordine dei medici di iscrizione. Corredando la segnalazione con documentazione adeguata (le prove che secondo chi segnala mostrano un comportamento non deontologico).

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    3. Se un farmacista "spaccia roba omeocosa... al posto di farmaci veri" (specie se sotto prescrizione di un medico) farebbe bene a cambiare farmacia. Grazie a Dio c'è libertà di scelta in questo senza doversi recare alla ASL...

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  5. Ma se l'ordine, come ad es. BO, mostra già un orientamento eterodosso?

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  6. "Se dici sciocchezze a chi si affida ai tuoi titoli, assumetene la responsabilità e le conseguenze", uh, forse era "assumitene" le responsabilità. O sbaglio a interpretare?

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  7. "altri subiranno un procedimento disciplinare e tutti rischiano sanzioni fino alla radiazione"

    A fronte di business personali di centinaia di migliaia di euro sulla pelle di sprovveduti? Mamma mia, chissà che paura, i seguaci di Hamer o gli omeopati doc...

    Galera niente, per certi assassini?

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  8. Quindi un medico che ti da dei farmaci omeopatici dovrebbe essere segnalato e l'ordine dovrebbe riprenderlo?

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  9. Quindi un medico che ti da dei farmaci omeopatici dovrebbe essere segnalato e l'ordine dovrebbe riprenderlo?

    No, l'omeopatia è una pratica legale ed autorizzata (ma solo se è un medico a prescriverla).

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    1. No, l'omeopatia è una pratica legale ed autorizzata (ma solo se è un medico a prescriverla).
      Alla fine e' placebo, si puo' discutere filosofiamente se e' giusto "ingannare" una persona anche se a fin di bene, sicuramente se non fosse regolamentata a questa maniera sarebbe terreno fertile per i ciarlatani...

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    2. Io non riesco a farmi una ragione di questa cosa. Come e' possibile che l'ordine dei medici ritenga deontologicamente corretto prescrivere prodotti omeopatici da parte di un medico? Davvero, perche' e' cosi?

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    3. Davvero, perche' e' cosi?

      Fondamentalmente per motivi di mercato. C'è una piccola fetta di persone che è affascinata da questi prodotti magici e quindi qualche medico, per arrotondare, li prescrive. Però questo non si può dire e quindi si fa finta che l'omeopatia sia una medicina scientifica. Ufficialmente gli ordini dicono anche che questo è un modo per non fare finire questa pratica nelle mani dei ciarlatani.
      Insomma, scuse un po' semplici ma che alla fine restano scuse.

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    4. Grazie Salvo.
      Vorrei chiederti un favore. Magari in uno dei prossimi post, riusciresti a chiarificare come nei maggiori paesi (inghilterra, Germania, Francia, US, etc.) viene disciplinato l'uso dell'omeopatia, e come lo stato rimborsa eventualmente l'acquisto di tali prodotti? Non ho ancora capito se in italia sono soggetti a detrazione fiscale o ad altre agevolazioni (mi auguro di no...).
      Grazie mille
      Un ricercatore all'estero

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    5. "Ufficialmente gli ordini dicono anche che questo è un modo per non fare finire questa pratica nelle mani dei ciarlatani."
      Questa mi sembra un'assurdita'! Se questo modo di ragionare fosse corretto, allora l'ordine dei medici dovrebbe anche ritenere deontologicamente corretto praticare l'astrologia o i tarocchi, per evitare che i pazienti finiscano nelle mani dei ciarlatani!

      (sempre io)

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    6. @Unknown

      In Italia i farmaci omeopatici sono detraibili al pari dei farmaci allopatici.

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    7. Gli "omeocosi" sono "farmaci" o sono "prodotti"?
      O dipende da quel che (non) hanno dentro?
      O da quel che (non) dice il (non) bugiardino?
      "Farmaci" a loro insaputa…?

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  10. Un po' un assurdo...
    Un non farmaco che non guarisce legale...
    Ma ci sono gli omeopati che garantiscono la liro efficacia...
    In pratica non è come se dicessero sciocchezze anche loro?

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  11. Il richiamo alla censura è quasi sempre una scusa, un alibi per i truffatori. Se hai qualcosa da dire, rendila pubblica o taci.
    E' un buon discriminante, chi parla di censura e' perche' non ha prove da portare anche perche' se le avesse non avrebbe motivo di nasconderle.

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  12. Cercavo qualcosa che mi alleviasse i sintomi di un forte raffreddore.
    La farmacista mi propose "qualcosa di omeopatico".
    Le dissi che l'omeopatia non MI fa nulla e lei, leggermente stizzita, rispose: "Perché non l'ha mai provata!"
    Ho preso un mucolitico NON omeopatico...

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    1. Io di solito rispondo che le mentine me le dava la nonna per il mal di gola quand'ero piccolo.
      Ma le comprava al supermercato.

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    2. Non è proprio la stessa cosa: le mentine qualche traccia di principio attivo ce l'hanno! ^_^

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    3. Norrin_Raddd.... lo ribadisco ancora una volta... cambi farmacia. E' facile! Farà del bene a lei stesso e anche ai farmacisti che operano in modi più opportuni!

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    4. Le farmaci vendono prodotti omeopatici perchè i prodotti omeopatici "vendono".
      Rendete questo fatto non conveniente e smetteranno.

      p.s. In molti paesi c'è una sola farmacia e spostarsi nel paese vicino per molti è difficoltoso.

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  13. Altrettanto bene farebbero gli ordini dei farmacisti a vigilare sui rimedi alternativi spesso consigliati da dietro al banco. Scandaloso consigliare zucchero sulla tosse o proposte fitoterapiche dalla indimostrata efficacia immunolo stimolante (due esempi tra centinaia) E lo dico da farmacista e membro del consiglio dell ordine

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  14. Dottore... non sono tra i farmacisti che consigliano zucchero, ma credo che l'ordine possa fare ben poco se quotidianamente arrivano ricette di medici con rimedi omeopatici o sciroppi fitoterapici. In ogni caso, non confonderei l'omeopatia con la fitoterapia che sono due approcci terapeutici piuttosto dissimili (se non per l'utilizzo delle tinture madri).
    Se proprio dobbiamo scomodare l'ordine, magari potremmo pensare a regolamentare il fatto che per le farmacie esiste una pianta organica e poi si permettono assembramenti di studi medici in locali "casualmente" vicini ad alcune sedi farmaceutiche rendendo di fatto le nuove aperture molto meno appetibili di come si voglia dipingere...
    Ma qui stiamo andando decisamente fuori tema... Un caro saluto!

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    1. Io, da semplice utente, sui prodotti fitoterapici mi chiedo sempre se vengono somministrati in dosi significativamente efficaci. Mi sta bene che nella corteccia di salice ci sia il principio attivo dell'aspirina, ma per farmi passare il mal di testa (se non usi più seri dell'aspirina), mi debbo succhiare un intero albero ? Che garanzie ho, sui prodotti fitoterapici, spesso prodotti dalle stesse aziende che producono omeopatia, che vi sia una quantità efficace di principi che sappiamo possono avere effetto ?
      Io ricordo di aver visto una pastiglia di arnica in CH30, per capirsi ....

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    2. Arnica 30CH è omeopatia. Non è fitoterapia. L'arnica montana è epatossica per cui non può essere usata per uso interno come fitoterapico. Si usa arnica fitoterapica solo come principio attivo per creme ad uso topico (antidolorifico).
      Come vede, è facile cadere in errori grossolani nel distinguere le due materie.
      Sul dosaggio degli integratori fitoterapici ha altrettanto ragione. Per sapere se stiamo assumendo solo polvere di erbe oppure un rimedio farmacologicamente efficace dobbiamo conoscere la materia in modo approfondito. La scelta di un farmacista, di un medico o anche di qualcuno di veramente preparato e (soprattutto) affidabile è determinante.
      In questo devo anche sottolineare che se è vero che gli integratori hanno il solo obbligo legislativo di non nuocere, nella realtà dei fatti non è così. Ci sono preparati fitoterapici dall'indubbia efficacia clinica (penso al riso rosso fermentato titolato in monacolina) che solo ora con un uso sempre più elevato stanno mostrando alcuni effetti indesiderati. Molte aziende peraltro hanno shiftato la loro produzione di farmaci di banco verso gli integratori per poterli vendere più comodamente fuori dal canale farmacia.
      E' un argomento complesso, ricco di sfumature. Trovare un operatore sanitario affidabile e competente è sicuramente la scelta più corretta. A meno che non abbia la possibilità di studiare a fondo la materia.

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  15. Avrei grande piacere ad aprire una bella discussione di pari oggetto (consiglio o proposta o prescrizione di intrugli privi di comprovata efficacia evidencebased) ma spostata sul versante farmacie. Partirei dal passaggio di "salute e bugie" del dott. Di grazia sulle miracolose candele per il cerume .

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    1. Probabilmente sarebbe una discussione infinita ma rimando ad un prossimo post che tratterà l'argomento. E soprattutto, mentre sembra quasi scontato che tra i prodotti da banco ci siano molte sciocchezze, lo è molto meno scoprire che altre sciocchezze sono presenti anche nei prodotti in classe A, ospedalieri o venduti come farmaci "di efficacia provata scientificamente" (ma questo è trattato nel mio secondo libro, Medicine e Bugie).
      Ne parleremo nel prossimo post. :)

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    2. Sto leggendo il suo libro proprio in questi giorni, dottor Di Grazia. Lettura molto piacevole. Complimenti. Sono curioso di vedere il prossimo post a questo punto.
      Dalla mia esperienza pratica (ho lavorato da informatore, poi nel marketing di Big Pharma e ora in farmacia) credo che l'argomento sia molto più complesso di come si presenta ed è molto difficile catalogare tutto in bianco o in nero.
      Per ora posso solo dirle che finalmente ho capito grazie al suo blog che quei stramaledetti coni per le orecchie che mi chiede qualche affezionato alla pratica non servono a nulla. A questo punto le suggerirei il tema per il prossimo libro: come spiegare a chi si affida a pratiche psuedoscientifiche che ha buttato soldi per una vita senza farlo sentire un idiota :)
      Perchè da operatori sanitari giudiziosi (come penso di essere) il problema non è dimostrare di essere nel giusto, ma di aiutare realmente chi è in difficoltà. Io potrei anche portare avanti nella mia farmacia una battaglia senza esclusione di colpi da chi capisco affidarsi a cura poco dimostrabili, ma le assicuro che quando ho provato a farlo, ho sempre perso il cliente che si è rivolto a qualche collega meno scrupoloso. Non è solo un problema "economico" quello che le pongo, piuttosto mi piacerebbe capire se effettivamente questa sua (e in parte mia) battaglia verso le pseudoscienze non sia una sorta di pugnace avventura contro i mulini a vento. Come dicevano i nostri nonni: "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire".

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    3. il problema non è dimostrare di essere nel giusto, ma di aiutare realmente chi è in difficoltà.

      È quello che cerco di fare. Per capire come evitare certe truffe la prima cosa da fare è studiarle, comprenderle, capirne i meccanismi.
      Se un rimedio per la salute è una bufala io posso dire "non lo comprare, non serve a niente, te lo dico io che sono un medico" ma ci sarà un altro medico che lo prescriverà, perché le persone dovrebbero fidarsi di me e non di lui?
      Allora io provo a spiegare, così chi ha a che fare con queste cose si pone almeno delle domande, prova a rifare il mio percorso, può pure approfondire.

      Non per niente, da quando esiste questo blog, non ho mai fatto un'affermazione arbitrariamente, il "secondo me" qui non esiste. Così chi vuole può capire dove sta la verità.
      Ovviamente se uno vuole farsi imbrogliare non c'è regola che tenga.

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    4. Comunque c'è un meccanismo di autodifesa.
      Dialogo proprio di ieri con un paziente che mi ha raccontato tutto soddisfatto di avere speso 400 Euro per un apparecchio magnetoterapico:
      -Eh, ma sa, la magnetoterapia non è dimostrato che funzioni
      -Ma costa 400 Euro e mi fa bene
      Di fronte a così valide argomentazioni, cosa si può dire?

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    5. Pongo alcune, tra le tante, questioni : 1. Il battage pubblicitario inerente farmaci, integratori, ecc di cui siamo vittime non andrebbe regolato nel senso di un irrigidimento molto più severo di quello oggi in vigore?
      2. La disciplina di dispensazione al pubblico del farmaco non andrebbe resa più stringente ? Introdurre ulteriori filtri tra farmaco e utente anziché facilitarne L accesso non eleverebbe il farmaco da bene di consumo a strumento di cura ?
      3. I colleghi che "spingono" determinate pratiche alternative non sono parimenti censurabili ? Avrei piacere a leggere il suo punto di vista

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  16. Purtroppo la giustificazione del ciarlatano è subito pronta: "non pubblico niente perché i Poteri Forti me lo impediscono". Giustificazione che, in un mondo logico, verrebbe respinta con una pernacchia.

    Il problema è che la gente CI CREDE. Crede nella figura del genio perseguitato dalle lobbies. Nonostante però quella fuffa si trovi senza problemi su YouTube e su Facebook.

    E non è che si fanno due domande. Non è che si chiedono come sia possibile che i Poteri Occulti siano così forti nel censurare i personaggi noti ma scomodi, ma del tutto impotenti davanti al "kondividi!!1!" di un Tizio Caio qualunque su Facebook.

    Una mente logica dovrebbe fermarsi e dire: un attimo, non torna, com'è possibile? Per tanta gente NO, è tutto normale. Puro bispensiero orwelliano.

    Quindi, ben vengano le sanzioni dell'Ordine, anzi, ad maiora, che fiocchino le radiazioni per i fuffari. Ma il problema non sta solo dal lato del medico fuffaro, ma anche da quello del paziente che ci abbocca... e lì non c'è ordine professionale che possa fare alcunché.

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    1. Purtroppo la giustificazione del ciarlatano è subito pronta

      Ma infatti per questo io cerco di spiegare il processo scientifico passo per passo, così ognuno può farsi un'idea.
      Io porto spesso ad esempio il caso Di Bella. Lui dice di essere boicottato dalla scienza, la comunità medica (per vari motivi, a caso) lo censura e quindi le sue idee non si accettano.
      Però quando qualcuno gli chiede se la sua "cura" sia alternativa o davvero scientifica risponde che è scientifica perché esistono studi e lavori che lo dimostrano, la sua cura verrebbe usata in tutto il mondo e sempre più medici ed ospedali la starebbero utilizzando (non è vero eh?).

      Tradotto: nessuno vuole parlare della mia cura perché funziona ma tutti ne parlano perché funziona, nello stesso tempo
      Un cortocircuito mentale incredibile che però, per i "fan" non esiste.

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    2. Tommy, anche io mi sono scontrato con risposte del genere. Ci sono studi che dimostrano la totale inefficacia dell'omeopatia? Beh, di sicuro sono stati finanziati dalle lobby farmaceutiche!
      Cosa si puo' fare con un simile ragionamento 5stellesco? Credo nulla, purtroppo. La gente spesso risponde emotivamente.

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    3. Potresti sempre ricordare che l'unico studio recente che vorrebbe sostenere la validità dell'omeopatia grazie al fatto che i globuli omeopatici studiati agli ultravioletti hanno mostrato una qualche attività è stato sponsorizzato da Spagyros, azienda svizzera che produce farmaci omeopatici e dalla Società Svizzera di Omeopatia come evidenziato obbligatoriamente alla fine dello studio (Comparison of homeopathic globules prepared from high and
      ultra-high dilutions of various starting materials by ultraviolet light
      spectroscopy. Complement Ther Med. 2016 Feb; 24-111:7)
      Non c'è solo Big Pharma che "spinge" per promuovere i propri farmaci... :)

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  17. http://ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it/2017/03/23/ne-censurati-ne-responsabili/

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  18. "...gli ordini dicono anche che questo è un modo per non fare finire questa pratica nelle mani dei ciarlatani..."

    Quindi usiamo metodi da ciarlatani per difenderci dai ciarlatani? Questa cosa non mi torna.

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    1. È un criterio che ha una sua ratio, se pensiamo all'effetto placebo, laddove questo svolge egregiamente la sua funzione*. In questo caso, il compito di un medico (che non sia un ciarlatano) consisterebbe nel determinare il confine oltre il quale è necessaria una medicina "vera”, anziché acqua fresca.
      Il problema, ovviamente, è che non si può prescrivere un placebo e al tempo stesso essere totalmente trasparenti, come la moderna deontologia richiede. Da qui ne deriva - non riesco a immaginare diversamente - l’opportunità (?) di chiudere un’occhio o di affidarsi occasionalmente all’ipocrisia, al fine di trattare tutti i casi che non richiedono la necessità e/o l'urgenza di farmaci veri e propri.

      * Mi risulta che non sia una questione di mera illusione, in certi casi. Pare, infatti, che l'effetto aspettativa, su cui il placebo si basa, porti il cervello a produrre molecole analoghe a quelle degli oppiacei (se ricordo bene), con conseguente effetto analgesico.

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    2. Fate attenzione a non inciampare nell'apostrofo non omeopatico che c'è tra "un e "occhio".

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  19. Buongiorno, ecco perché sostengo che i farmaci (anche se sono senza obbligo di ricetta) non siano venduti nei supermercati. Il farmaco è per me una cosa seria e come tale deve essere venduto in farmacia (vabbè... anche i "farmaci omeopatici" sono venduti in farmacia... quindi anche la farmacia non è più un ambiente serio...). Non si deve dare l'idea che un farmaco vada assunto come le caramelle anche se la pubblicità ti martella dicendoti che un noto analgesico ora è in "formato famiglia". In sintesi: l'omeopatia che la vendano pure al supermercato magari vicino ai pacchi di zucchero..; il farmaco invece deve continuare ad essere venduto in farmacia.

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  21. Non sono d'accordo. Portare i farmaci da banco al supermercato contribuirà ad abbassare il prezzo assurdo di molti prodotti farmaceutici e a ridurre i privilegi dei farmacisti che oggigiorno sono poco più che commercianti che sempre più spesso cedono il fianco a ciarlatanerie di ogni tipo.
    "Il farmaco è per me una cosa seria e come tale deve essere venduto in farmacia": ci sono già moltissime cose serie che vengono già vendute nei supermercati...non vedo il problema.

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