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mercoledì 13 ottobre 2010

Bad Medicine (III parte): Thalidomide

Uno dei peggiori drammi medici del nostro secolo.

È la storia raccapricciante della Thalidomide (o Talidomide).
Si tratta di una sostanza sperimentata alla fine degli anni 50 e posta in vendita dopo un "regolare" (per quegli anni) periodo di sperimentazione.
Sembrava un prodotto rivoluzionario: un farmaco sedativo, antinausea e tranquillante senza particolari effetti collaterali.
Nel 1956, periodo della sua immissione in commercio, l'industria farmaceutica tedesca Grunenthal (ancora oggi esistente) commissionò i test clinici del principio attivo al capo del suo dipartimento chimico Wilhem Kunz che effettuò gli esperimenti definendoli positivi e senza particolari rischi per i pazienti.
La "regolare" sperimentazione si era rivelata in realtà molto affrettata e basata su elementi debolissimi e controlli praticamente inesistenti. I test effettuati sui pazienti erano raccolti dall'azienda produttrice da esperimenti effettuati in varie parti del mondo. Uno studio su vari pazienti tra i quali donne che allattavano fece concludere alla Grunenthal che il farmaco non mostrava di poter provocare danni a donne in allattamento e a neonati, un altro studio effettuato a Singapore parlava di mancanza di effetti collaterali su donne in gravidanza ma con il piccolo particolare che erano citati gli effetti sulle donne ma non vi era nessun accenno su eventuali effetti sul feto.
Posto in commercio il farmaco si diffuse rapidamente e non essendo controindicato in gravidanza veniva prescritto in maniera particolare alle donne gravide proprio per le sue proprietà: a volte la nausea nelle prime settimane di gestazione è davvero un problema quasi irrisolvibile ed i farmaci disponibili in quegli anni erano controindicati.
Le vendite andavano bene, il farmaco era disponibile senza obbligo di ricetta (l'equivalente di un farmaco da banco di oggi) e non sembravano esserci particolari problemi di accettazione da parte dei pazienti o di effetti segnalati. Ma era una bomba ad orologeria.

Quasi un anno dopo la sua comparsa sul mercato si notò un'eccezionale ed inusuale incidenza di gravi malformazioni neonatali che furono segnalate da alcuni medici di famiglia all'azienda che produceva il farmaco ma questa continuava ad inviare report di studi che "provavano" l'innocuità del farmaco o non rispondeva alle richieste di attenzione. In uno studio l'azienda sottolineava come un professore di ostetricia aveva utilizzato il farmaco nel suo reparto senza alcun problema. Anche qui vi era una manipolazione: le donne trattate non erano in gravidanza ma in allattamento. La scarsità di documentazione e la debolezza degli studi indussero la FDA americana (l'organismo che approva i farmaci negli Stati Uniti) a rifiutare la messa in commercio della Thalidomide nel territorio degli Stati Uniti d'America e questo fu un gesto che salvò migliaia di bambini probabilmente e l'ispettrice dell'organizzazione (Frances Oldham Kelsey) fu premiata per questo dal presidente americano Kennedy.


Il dramma non era che all'inizio. Le nascite di bambini malformati continuavano ad aumentare e si notò che vi era un'altissima concentrazione di piccoli affetti da focomelia (che normalmente colpisce un neonato ogni quattro milioni di nuovi nati), una malformazione agli arti (soprattutto superiori) che comporta la mancata formazione delle ossa lunghe di braccia o gambe o addirittura l'assoluta mancanza degli arti, frequente l'associazione di altre malformazioni più o meno gravi.
Non poteva essere un caso.

Diversi medici indagarono su quello che stava succedendo, sembrava ormai chiaro che le malformazioni avevano una causa comune, si ripetevano costantemente, in nazioni diverse e simili per tipo di patologia.
Un ostetrico australiano ed un pediatra tedesco (William Mc Bride e Widukind Lenz) studiarono i casi e segnalarono il possibile collegamento tra l'assunzione del farmaco e la comparsa di anomalie fetali. In seguito il dott. Lenz con uno studio statistico dimostrò la correlazione ed inviò i suoi dati al ministero della salute tedesco.
Tra il 1960 e l'anno successivo nacquero almeno 20˙000 bambini focomelici in tutto il mondo, circa 8˙000 in Europa il paese più colpito fu la Germania.
All'inizio del 1961 la Grunenthal fu messa sotto pressione con la richiesta di chiarimenti e di fornire ulteriori e più precise prove delle sperimentazioni del farmaco. Reticenze e ritardi causarono altre vittime ma quando l'eco del dramma arrivò sui giornali di tutto il mondo l'azienda fu costretta a fare un'ammissione che scandalizzò tutti: il farmaco non era mai stato provato su donne in gravidanza per testarne gli effetti sul feto.
La cosa che più colpì l'opinione pubblica e gli stessi operatori sanitari furono i risultati delle inchieste successive. La Grunenthal sapeva di questo particolare ma lo sottovalutò ed ancora più grave il fatto che quando comparvero i primi casi di malformazione fetale non fu fatto nemmeno il tentativo di bloccare il farmaco ormai consigliato a tutte le donne in gravidanza.
Nel dicembre 1961 la Thalidomide fu ritirata con procedura d'urgenza da tutte le farmacie e ne fu proibita la vendita.
In Italia una delle forme commerciali della Thalidomide si chiamava Sedimide, altre confezioni in commercio avevano il nome di Imidene e Quietoplex.


Nel 1968 iniziò il processo a carico dell'industria tedesca, centinaia di famiglie e di "figli della Thalidomide" accusarono l'azienza ed i suoi dirigenti di aver deliberatamente avvelenato la popolazione e di non aver fatto nulla per impedirlo.
Il processo era monumentale e di questo ne approfittarono i difensori della Grunenthal che tra rinvii, richieste di documentazione e cavilli burocratici, ottenne la sospensione del giudizio perché il reato nel frattempo era caduto in prescrizione.
Anche l'opinione pubblica si era affrettata a dimenticare i fatti e così i giornali. Non ci fu quindi praticamente nessuna reazione al fatto che la Grunenthal non pagò mai moralmente per quello che successe. Un indennizzo fu comunque richiesto in sede civile.
Nel 2007 l'erede dei proprietari della Grunenthal di quegli anni, Sebastian Wirtz, ha per la prima volta e pubblicamente chiesto scusa a tutte le vittime del farmaco maledetto dichiarandosi disposto ad aiutare nel migliore dei modi chiunque abbia ricevuto danni dalla Thalidomide:

Il talidomide è e resterà sempre una parte fondamentale della nostra storia. La mia famiglia è profondamente dispiaciuta a riguardo. Ciò che mi fa riflettere maggiormente è come, a chi, quando e con quali conseguenze sia possibile chiedere scusa.

Sembrerà strano notare come proprio il dramma della Talidomide aprì un nuovo capitolo in medicina. In quegli anni si credeva che il feto fosse completamente protetto dall'utero e che quindi non esisteva nessun pericolo derivante dall'assunzione di sostanze pericolose. Si era convinti inoltre che se una sostanza risultava innocua per l'adulto, lo fosse automaticamente anche per il feto.
Oggi (anche "grazie" a questo avvenimento) si sa che non è così. Sono tantissime le sostanze (ma anche i virus, i batteri...) che riescono ad attraversare l'utero e raggiungere il feto e soprattutto quest'ultimo ha delle caratteristiche che lo rendono vulnerabile agli effetti di alcune sostanze che in età adulta risultano assolutamente innocue.
Questo è ancora più vero nei primi giorni di gravidanza quando si formano i principali organi ed apparati ed un'influenza negativa può risultare drammatica.
Certamente le malformazioni non hanno sempre natura esterna, spesso si tratta di condizioni genetiche o cromosomiche ma sappiamo che le influenze ambientali possono causare danni, anche gravi.

C'è poco da rallegrarsi però, la conoscenza di questi meccanismi è costata troppo in termini di salute, vite umane e dolore. Leggerezza o voglia di denaro, ignoranza o superficialità a questo punto conta poco capire le cause di una tragedia ormai entrata nella storia della medicina.
Oggi esistono ancora i "figli della Thalidomide", anche in Italia (non fu mai effettuato un censimento preciso ma si stimano più di 1˙000 affetti) e solo nel 2009 il governo italiano ha stabilito un indennizzo ai danneggiati da Thalidomide.
Come trovare una ragione a tutta questa storia è davvero difficile.
Di tremendo ci furono migliaia di bambini danneggiati, con lesioni gravissime, sicuramente molti morti mai diagnosticati in quanto deceduti nel periodo fetale o embrionale, sofferenze, dolore e rabbia. Di buono ci fu molto poco, quasi nulla. A voler essere generosi forse questa disavventura ci ha insegnato a stare molto più attenti nell'approvazione di un farmaco. Da quel momento infatti le regole per approvare un nuovo prodotto sono diventate più ferree soprattutto riguardo lo stato di gravidanza. Oggi è obbligatorio testare qualsiasi nuovo farmaco anche in gravidanza (prima su cavie animali poi su umani).

In via teorica qualsiasi sostanza potrebbe provocare danni al feto ma spesso è proprio l'uso prolungato e l'esperienza fatta negli anni che consentono l'utilizzazione di un farmaco con relativa tranquillità.
Dal punto di vista legale le aziende farmaceutiche si sono tutelate con una semplice frase riportata ormai praticamente su tutte le confezioni di farmaci: "in gravidanza utilizzare solo in caso di effettiva necessità e sotto controllo medico". Come dire: noi vi avevamo avvertiti.
È per questo che in linea di massima in gravidanza sono controindicati i farmaci e le prescrizioni si limitano a quelli davvero necessari o che hanno dimostrato assoluta innocuità.
Non ci resta quindi che "accontentarci" di quanto questa storia ci ha lasciato come esperienza umana, la farmacovigilanza e gli obblighi di legge per l'approvazione di un farmaco nacquero proprio in seguito a quel terribile errore proprio perché un errore deve servire a non ripeterlo mai più.
Come vedremo prossimamente però non è sempre così ed a volte l'uomo sbaglia sapendo di sbagliare, riesce cioè ad essere disumano ripetendo i propri errori pur sapendo di danneggiare il prossimo. Se nel caso della Thalidomide c'è sempre lo spiraglio dell'errore in buona fede o dell'imprudenza fatale in altri casi questa attenuante non esiste. A pagare se non con la vita almeno con la salute sono sempre vittime inconsapevoli.


Alla prossima.
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Commenti (24)
Patafrulli ha commentato...
Non ho mai avuto una gravidanza e quindi ignoro questo aspetto... per contrastare le nausee cosa consigliano i medici al giorno d'oggi?
L'economa domestica ha commentato...
Grazie WeWee! Mi piace anche ricordare per nome l'ispettrice dell'FDA Frances Oldham Kelsey che bloccò la commercializzazione del farmaco negli USA.
Grezzo ha commentato...
Un WeWee versione complottista? ;-)

A parte gli scherzi, argomento molto interessante, che conoscevo solo molto marginalmente, ma terribile.
WeWee ha commentato...
Hai ragione economa, ho aggiunto il nome (ed una foto).


@ Patafrulli:

la nausea in gravidanza è un problema "serio" perchè a volte è tanto intensa da impedire ogni attività. In realtà non esistono farmaci "efficaci" che siano sicuri nelle prime epoche di gestazione (che sono anche quelle più suscettibili agli effetti dei farmaci) e quindi si tende a consigliare alcuni comportamenti alimentari (piccoli pasti, distribuiti nella giornata, preferire alimenti "secchi", non riempire mai lo stomaco e non averlo mai completamente vuoto...).
Si usa anche il placebo, visto che sembra esserci una correlazione tra gravità della nausea ed accettazione della gravidanza. Lo zenzero sembra avere qualche effetto ma solo nelle forme lievi-medie.

Nei casi estremi si ricorre all'ospedalizzazione con somministrazione di farmaci molto più attivi come la metoclopramide che ufficialmente è controindicata in gravidanza ma che nell'evidenza non ha mai causato problemi materni o fetali.

Una curiosità: quando lavoravo in Francia, parlo di 10 anni fa, le forme gravi di nausea in gravidanza subivano un trattamento pesantissimo (per me scioccante, per loro "normale"). La donna veniva "isolata" dal mondo esterno, ricoverata in una camera da sola, al buio, con il divieto di ricevere visite (solo il marito per 10 minuti al giorno, categorici) anche per un mese, unica persona ammessa in visita era lo psicologo che veniva due volte al giorno. Proibito qualsiasi stimolo (televisione, radio, rumori, odori...).
L'efficacia era assicurata ma non so quanto dipendesse dal trattamento e quanto invece dal fatto che la donna non vedesse l'ora di scappare da quella prigione a costo di tenersi qualsiasi nausea...
Alessandro ha commentato...
Da quello che so oggi la thalidomide viene utilizzata in trial clinici proprio per le sue caratteristiche che costarono tante malformazioni. Credo che la focomelia fosse causata dalla proprietà della sostanza di inibire la formazione di nuovi vasi sanguigni, ma questa è una caratteristica fortemente voluta e utile nell'impedire lo sviluppo di alcune forme di tumore. Magari la thalidomide era davvero un farmaco "utile" ma per qualcosa di diverso dagli obiettivi originali.
WeWee ha commentato...
Magari la thalidomide era davvero un farmaco "utile" ma per qualcosa di diverso dagli obiettivi originali.

La Thalidomide è usata proprio per alcune sue proprietà ma questo succede per tantissime molecole, ognuna di loro ha un'azione la medicina ha lo scopo di utilizzare l'azione di un farmaco per uno scopo utile altrimenti si tratta di un veleno. L'Aspirina o il paracetamolo possono diventare veleni potentissimi e letali se utilizzati male o a dosi massicce. L'atropina è un veleno potentissimo ma a dosi e somministrazioni precise è un farmaco utilissimo.
Gli anestetici sono sostanze letali ma grazie a loro soffriamo di meno e possiamo sottoporci ad interventi chirurgici altrimenti insopportabili.

E' proprio questo il principio della farmacologia, in opposizione alle credenze che vogliono una sostanza inerte (omeopatia, per esempio) "solo" utile. Non esiste una sostanza SOLO utile, se c'è un effetto quello positivo deve superare quello negativo.
Sono gli "effetti collaterali", quando sono minori e meno gravi del beneficio, un veleno diventa farmaco.
Se una sostanza non ha alcun effetto negativo, evidentemente non ne ha nemmeno di positivi.
Nel caso della Thalidomide l'effetto positivo su alcuni fattori (nausea, angiogenesi, ansia) non era accettabile di fronte a quello negativo sui feti.
OcirnE ha commentato...
Mi chiedo: quando si sperimenta un farmaco sugli esseri umani, le "cavie" sono informate adeguatamente sui possibili rischi? In che modo viene richiesto il consenso? E' evidente che la fase di sperimentazione sugli esseri umani è necessaria ed inevitabile, ma rimane difficile pensare che una donna in gravidanza possa accettare consapevolmente di sperimentare un farmaco su di sé sapendo che ciò potrebbe provocare malformazioni al feto.

Qualche settimana fa, mi è capitato di andare a visitare un parente in ospedale. Sul comodino del vicino, ho visto dei fogli in cui si spiegava al paziente che era in corso la sperimentazione di un nuovo farmaco e si chiedeva il consenso a parteciparvi. Il documento era molto dettagliato (c'erano dettagli tecnici sugli studi, si parlava di come erano divisi i gruppi, dell'effetto placebo, del metodo a doppio cieco ecc...) ma mi sono chiesto se, oltre a consegnargli quel mazzetto di fogli da firmare, qualcuno avesse parlato a quattr'occhi con quella persona spiegandogli come stavano le cose e se si fosse accertato che il paziente avesse capito bene i rischi che si assumeva.

Quel paziente era una persona anziana, che probabilmente non aveva la più pallida idea di cosa fosse un placebo, e un doppio cieco. Forse avrà firmato quei fogli senza neppure leggerli, (così come facciamo quando firmiamo il consenso al trattamento dei dati personali quando facciamo la tessera per la raccolta dei punti dal salumiere) e non si sarà posto certo il problema che potessero dargli dei farmaci nocivi, visto che si trovava in ospedale per essere curato. E' un problema delicato e difficile.

Puoi dirmi qualcosa a proposito?

Grazie. E, come sempre, complimenti.
ottimomassimo ha commentato...
Mi sovviene che durante il corso di istologia, il prof. ci parlò del talidomide a proposito della sua azione sui fattori di trascrizione, l'interferenza con i quali provocava la focomelia.
Ricordo bene però che l'azione teratogena del talidomide si eplicava solo in specifiche fasi e momenti dello sviluppo embrionale in cui erano attivi i fattori di trascrizione (non ricordo in quali settimane, wewee aiutami tu).
Se il farmaco veniva assunto prima o dopo l'azione dei fattori di trascrizione non si verificava alcun caso di malformazione neonatale.
E' passato un pò di tempo da quelle lezioni (sigh !), e mi pare di ricordare che i fattori di trascrizione fossero implicati nella genesi di arti e/o di particolari strutture corporee.
Ricordo anche che ci spiegò che se dei fattori di trascrizione specifici venivano "spennellati" sul torace di una mosca in fase di sviluppo, questa sviluppava per es. un occhio o una zampa sul torace stesso.
ottimomassimo ha commentato...
Ho scritto:

Se il farmaco veniva assunto prima o dopo l'azione dei fattori di trascrizione non si verificava alcun caso di malformazione neonatale.

Questo spiega perchè non tutte le gestanti che assunsero il talidomide ebbero figli focomelici.
Benedetta ha commentato...
Scusa We Wee, so che non dai informazioni personali, ma volevo sapere una cosa dato che mi sento un pò coinvolta..
Hai scritto giustamente che: "Sono tantissime le sostanze che riescono ad attraversare l'utero e raggiungere il feto e quest'ultimo ha delle caratteristiche che lo rendono vulnerabile agli effetti di alcune sostanze che in età adulta risultano assolutamente innocue. Questo è ancora più vero nei primi giorni di gravidanza quando si formano i principali organi ed apparati ed un'influenza negativa può risultare drammatica."
Ebbene... per chi come me sta cercando un bimbo, e a cavallo dell'ovulazione prende degli antibiotici per 1 settimana (perchè ne ha bisogno), dovrebbe astenersi dal cercare un bimbo ?
theDRaKKaR ha commentato...
Perdonatemi la pignoleria ma è "medicine" non "medecine".
Divilinux ha commentato...
Confermo. Mia moglie è al 7° mese di gravidanza e nelle prime settimane ha avuto quasi tutti i giorni nausea e vomito, tanto che pensavo fosse solamente un fatto psicologico. Il medico le ha prescritto il Dramin b6 (farmaco prodotto in Brasile) proprio per le sue caratteristiche conosciute (innoquo) nelle donne gravide.
WeWee ha commentato...
Hai ragione Drakkar, corretto, grazie.

per chi come me sta cercando un bimbo, e a cavallo dell'ovulazione prende degli antibiotici per 1 settimana (perchè ne ha bisogno), dovrebbe astenersi dal cercare un bimbo ?

Dipende dall'antibiotico che prendi, ne esistono di sicuri mentre altri sono controindicati. Le penicilline sono in genere sicure (dico in genere perchè a volte sono associate ad altri antibiotici o principi attivi) e comunque nella classe degli antibiotici i rischi conosciuti riguardano il II-III trimestre di gravidanza e non il periodo iniziale.
Benedetta ha commentato...
Grazieeeeeeee !!!!
Stavo per impanicarmi :-)
WeWee ha commentato...
@ ottimomassimo

fasi e momenti dello sviluppo embrionale in cui erano attivi i fattori di trascrizione (non ricordo in quali settimane, wewee aiutami tu).

Nelle prime 3-4 settimane, il "problema" è che quando una donna si accorge della gravidanza, quasi sempre si è giunti alla 5-7ma settimana. Per questo una donna in età fertile che deve utilizzare farmaci potenzialmente teratogeni dovrebbe utilizzare pure un contraccettivo (o astenersi dai rapporti sessuali).

@ OcirnE

E' un problema delicato e difficile.

Puoi dirmi qualcosa a proposito?


Già, è molto delicato come argomento.
Diciamo che le sperimentazioni di immissione in commercio di un nuovo farmaco soffrono meno di questo problema etico in quanto sperimentati su persone consapevoli ed in pieno possesso delle facoltà mentali, sono volontari pagati per la sperimentazione, consapevoli dei rischi che potrebbero correre (anche se in ogni caso assumono prodotti testati su cavie animali e risultati innocui).

Diverso il problema della sperimentazione tra protocolli, quindi per esempio il paragone tra farmaci esistenti dei quali non è in tanto in gioco l'innocuità quanto l'efficacia.

In questo caso si sperimenta un farmaco (o un insieme di farmaci) che in confronto a quello già utilizzato per una patologia potrebbe risultare totalmente inefficace. E' un problema etico importante...e qui rientra quel "famoso" studio tanto amato dai complottisti degli "oncologi che non farebbero la chemio", lo studio analizzava proprio questo aspetto delle sperimentazioni: è etico provare terapie che teoricamente non sono efficaci solo per sperimentare?

Se devo provare un nuovo antitumorale sull'uomo su chi dovrei provarlo? Su chi ha ancora speranze (e quindi con un forte rischio di insuccesso?), su chi non ne ha più (e quindi con un forte rischio di studio falsato)?
Già, è un vero dilemma etico.

Attenzione però a non confondere le sperimentazioni cliniche ufficiali su pazienti informati e consenzienti (argomento che può indurre considerazioni etiche infinite) con studi segreti in persone non consenzienti.
Alessandro ha commentato...
"Nel caso della Thalidomide l'effetto positivo su alcuni fattori (nausea, angiogenesi, ansia) non era accettabile di fronte a quello negativo sui feti"

Assolutamente. Oggi gli effetti positivi potrebbero (credo sia ancora molto in sperimentazione) essere molto più positivi di un mal di testa o la nausea, se venisse confermata la sua efficacia contro alcuni tipi di tumori. Ovviamente prima di proporne l'assunzione ci si accerta dello "stato" della paziente.
ottimomassimo ha commentato...
Nelle prime 3-4 settimane, il "problema" è che quando una donna si accorge della gravidanza, quasi sempre si è giunti alla 5-7ma settimana. Per questo una donna in età fertile che deve utilizzare farmaci potenzialmente teratogeni dovrebbe utilizzare pure un contraccettivo (o astenersi dai rapporti sessuali).

Ok.
Ecco mi serviva per puntualizzare il periodo-finestra entro il quale i fattori di trascrizione agiranno.
Perchè i FdT non agiscono per tutto l'arco delle 3 o 4 settimane, bensì in un momento specifico, in un ristrettissimo spazio di tempo (pochissimi giorni, anche meno) entro questo periodo.
OcirnE ha commentato...
@WeWee

...con studi segreti in persone non consenzienti.

certo che no! :-). Questa sarebbe criminalità vera e propria! Spero che almeno negli ospedali non esistano sperimentazioni segrete. Tuttavia sono d'accordo con te che anche nelle sperimentazioni ufficiali i problemi etici possono essere insidiosi.
WeWee ha commentato...
Ecco mi serviva per puntualizzare il periodo-finestra entro il quale i fattori di trascrizione agiranno.

Non so in che giorno (perchè a questo punto parliamo di giorni dal concepimento) agiscono quelli che regolano la formazione degli arti superiori (in ogni caso nei primissimi giorni, 10°-20° dal concepimento) ma l'azione del farmaco non interessa solo i fattori di sviluppo specifici degli arti e quindi non solo quel periodo finestra (a me risulta così).
Che io sappia la Thalidomide agisce anche sulla formazione ossea, cartilaginea, articolare, sanguigna ed il momento di "iniziazione" è quindi differente (fino alla sesta settimana almeno). Presumo perciò che il meccanismo teratogenico si verifichi in vari momenti e questo spiegherebbe molte cose.

Il fatto ad esempio che esistono diverse forme di focomelia teratogenica e che le donne che avevano assunto il farmaco molto probabilmente si trovassero in una settimana di gestazione più avanzata (suppongo almeno alla sesta) perchè i disturbi come la nausea ed il vomito non appaiono subito ma proprio attorno a quell'epoca che giustificherebbe l'assunzione del farmaco...
Domenico_T ha commentato...
Refuso verso la fine ;)

"naquero"
WeWee ha commentato...
Corretto, grazie.
Phthonos ha commentato...
Alessandro ha ragione: la Thalidomide, in quanto inibitore dell'angiogenesi, potrebbe rivelarsi molto utile nella lotta al cancro, magari veicolandola nell'organismo tramite nanocapsule. Curiosità: nel libro di Joe Schwarcz - noto divulgatore della chimica del quotidiano - "Il genio della bottiglia" viene aggiunta una parte della storia. Verso la fine degli anni '80 l'ostetrico australiano McBride avrebbe provato a dimostrare anche la teratogenicità della scopolammina, altro composto pubblicizzato come rimedio contro la nausea delle gestanti:lo avrebbe fatto però, alterando pesantemente i dati.Un giornalista medico si accorse della frode e McBride divenne il bersaglio ideale di multinazionali e colleghi medici. Sembra che proprio tale caso abbia spinto nel 1992 il congresso degli USA a introdurre una legislazione più rigorosa in materia di sperimentazione farmacologica.
myollnir ha commentato...
Segnalo che la Talidomide è effettivamente usata oggi per curare alcune patologie (in primis la vecchia lebbra, ma anche talvolta l'artrite reumatoide); quando si decise di fare i primi trials, si utilizzarono vecchie partite del farmaco; finito quello, si chiese alla ditta titolare del brevetto di ricominciare a produrlo, ovviamente con le dovute cautele (donne in età fertile solo se con test di gravidanza negativo e sotto anticoncezionali). La ditta non ne volle assolutamente sapere, credo che cedette i diritti gratis (un po' come la RU486 negli Stati Uniti). Nulla a che fare quindi con indicazione di antiemetico e tranquillante.
In generale, e in linea di massima, si prescrivono farmaci in gravidanza - a parte gli integratori, come la vit. K quando si stima che il rischio non-terapia, per il feto e/o per la madre, superi il rischio terapia; e si scegli il più sicuro (ad esempio se devo dare un antiepilettico, darò il Tegretol, ed eviterò come la peste il Depakin)
myollnir ha commentato...
Ancora una cosa: i figli della talidomide hanno circa la mia età; diciamo che mi è andata bene. Ricordo che, da bambino, quando andavo in vacanza, mi capitava di vederne alcuni: ora non più, probabilmente vanno in posti "specializzati". Parecchi anni fa (almeno venti) lessi un articolo su "Le Scienze" che spiegava il meccanismo di inibizione della melogenesi del farmaco; sosteneva che la T. agiva esattamente nel momento gestazionale in cui il feto delle foche, che sino ad una certa età è identico per tutti i vertebrati, si differenzia da quello degli altri mammiferi; ricordo che mi sembrò una ipotesi molto azzardata, per non dire strampalata
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